Chiari, 14 ottobre 2016 - Vicolo Carmagnola 23. Appartamento al piano terra. Questo l’indirizzo dell’abitazione dove sono stati fermati i tre pachistani che sarebbero responsabili della violenza sessuale ai danni di una clarense di 22 anni. Ieri, per loro è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Durante l’interrogatorio i tre hanno anche affermato che non si è trattato di violenza, ma di rapporto consenziente a seguito di un pagamento di 15 euro. Su questo e altri aspetti, gli inquirenti dovranno fare piena luce. «Abbiamo sentito quello che è successo – commentano i titolari del Caffe d’Autore, locale da cui si vede la casa – non sappiamo chi vive là. Di per certo, però, manca il controllo costante su questa zona. Specie la sera». Qualcuno che sa che in quell’abitazione abitano alcuni giovani pachistani richiedenti asilo c’è. Si tratta dei proprietari dell’immobile e del vicino di casa. «Noi abbiamo affittato l’appartamento a una cooperativa – dice una famigliare dei padroni dell’appartamento dato in locazione a inizio anno a una realtà di Ospitaletto – ma non abbiamo responsabilità su eventuali azioni di chi ci vive».

«Io abito sopra – spiega il vicino, 29 anni – ma non voglio averci nulla a che fare. A volte ricevevano la visita di una mediatrice culturale che, alla luce di fatti, mi chiedo cosa abbia mediato. Devo però dire che non mi hanno mai causato alcuna noia. Prima di loro c’era una famiglia marocchina fantastica, con cui avevo un ottimo rapporto». Tra i fermati, due giovani risultano risiedere nell’appartamento affacciato sul vicolo in centro a Chiari, distante dal Municipio una cinquantina di metri. Un altro è di casa a Castrezzato, ma era nell’alloggio clarense quando sono arrivati i carabinieri della locale Compagnia. «C’è da avere paura – commenta il clarense Ernesto Cancelli – la situazione è preoccupante. Non oso pensare cosa farei se capitasse a mia figlia». «A Chiari, nel 2016, non può accadere questo», ha dichiarato il segretario dell’associazione dei Fanti Renato Parravicini, che ieri ha voluto passare tra le viuzze del centro per sincerarsi della situazione. Dello stesso parere è Marzia, 42 anni: «Vivo qui in centro – dice- e non ci penso nemmeno a uscire la sera». Teresa, titolare del bar Moderno, 22 anni, pensa per prima cosa alla coetanea e a quello che ha raccontato ai carabinieri: «La abbraccio con tutto il cuore - dice - anche se non so chi sia. Faccio spesso quella strada, anche la sera. Ho i brividi». «I parchi - suggerisce Silvia, che con due amiche gestisce lo spazio culturale e sociale che si trova vicino a casa degli arrestati - andrebbero chiusi la sera».

A chiedere chiarezza a gran voce è il sindaco Massimo Vizzardi: «In paese sono attivi due progetti siglati da altrettante cooperative con la Prefettura di Brescia – spiega – noi non siamo un attore in gioco. Nove pachistani, tra cui quelli ospitati in vicolo Carmagnola, sono a Chiari grazie all’accordo tra la cooperativa Fraternità e la Prefettura. Altri 13 stranieri, tutti africani, sono seguiti dalla cooperativa Consedil. Auspichiamo che si attivino dei progetti che coinvolgano questi ragazzi in attività diurne. Vorremmo una gestione migliore e non siamo lontani dal chiedere una maggiore presenza dello Stato a Chiari». Intanto ieri il sindaco di Castelcovati Camilla Gritti ha scritto al Prefetto per chiedere un incontro. Solo pochi giorni fa nel suo paese un rumeno di 32 anni ha violentato una donna di 87 anni. Questo sabato alle 20,30 il comitato «Brescia ai Bresciani» ha indetto una fiaccolata per manifestare solidarietà alla ragazza e dire no all’accoglienza dei richiedenti asilo politico.