Brescia, 13 agosto 2017 - A mettere in moto l’intervento è stata una denuncia anonima arrivata sul tavolo della Procura verso la fine del 2015. «C’è una signora nel quartiere che in un appartamento di meno di 100 metri quadri ospita decine di cani – il contenuto della lettera –. Le loro condizioni non sono buone». E’ così scattata l’indagine da parte della magistratura che portato al sequestro degli animali. In un’abitazione nella periferia occidentale del capoluogo c’erano 36 cani di razza. Cuccioli e fattrici di pincher, chihuhahua e altro: tutti con un importante mercato. A gestire l’improvvisato allevamento una donna ucraina, oggi 41enne, che faceva arrivare i cani dal suo Paese, li faceva riprodurre e poi li vendeva. L’inchiesta coordinata dall’allora Sostituto Leonardo Leonardo Lesti aveva portato all’iscrizione nel registro degli indagati per la signora accusata di maltrattamenti nei confronti degli animali per i quali venne disposto il sequestro nel novembre del 2015. Il processo inizierà il prossimo aprile.

Nel frattempo quasi tutti i cani della 41enne ucraina, sono stati quasi tutti affidati dall’Anpana ad altri proprietari. «Bisognava aspettare che arrivasse l’eventuale confisca – sottolinea il legale della donna ucraina, l’avvocato Giovanni Migliorati –. Se venisse assolta li rivorrebbe indietro. Difficile che gli attuali “proprietari”, alcuni dei quali hanno pure versato un contributo all’associazione, li vogliano restituire». E non è l’unica critica che la difesa della donna rivolge a chi si è visto affidare i cani sotto sequestro. «Subito dopo l’intervento di carabinieri e Guardie Ecozoofile gli animali sono stati portati a Leno e tenuti in una casa molto simile, se non più piccola, di quella in cui erano ospitati prima, dove, a detta degli stessi veterinari intervenuti, gli animali erano trattati bene – spiega l’avvocato Migliorati – Alcuni dei cuccioli sono addirittura morti durante questa prima fase della custodia. Tutto questo emergerà durante il processo».