Brescia, 28 aprile 2017 - La macchina della bonifica del sedime industriale Caffaro è partita. La strada è lunga: i cantieri non partiranno prima del 2020, ma intanto sono iniziati i lavori sulla progettazione della bonifica che si attendeva da 16 anni. Nei giorni scorsi è stata siglata l’aggiudicazione definitiva alla Aecom Urs Spa, filiale italiana della multinazionale americana, che ha vinto la gara europea bandita dal commissario per il Sin Caffaro Roberto Moreni. Entro un mese ci sarà il passaggio formale davanti al notaio. Quindi la società dovrà preparare il progetto preliminare per la messa in sicurezza della falda e del sottosuolo del sito industriale Caffaro.

Contro la scelta della Aecom era stato presentato ricorso da una delle società che avevano partecipato alla gara, la St&A srl di Milano, che, con la Montana Spa, avevano chiesto al Tar di Brescia di sospendere l’intero iter. Il ricorso metteva in dubbio l’operato della commissione di professionisti scelti da Moreni per verificare il progetto migliore sotto il profilo tecnico ed economico. Il Tribunale amministrativo ha rigettato in toto il ricorso contro commissario e ministero dell’ambiente; il 7 giugno ci sarà l’udienza per la trattazione del merito

"I giudici – ha spiegato Moreni – hanno motivato nel dettaglio le ragioni per cui hanno respinto il ricorso. Sono molto soddisfatto". Per la progettazione preliminare, la Aecom ha quattro mesi di tempo. Solo allora si sapranno costi, tempi, possibilità di intervento sul sito di 110mila metri quadrati. Si avrà un quadro complessivo, su cui lavorare a tappe. In parallelo, già entro un paio di mesi, dovrebbe essere pronto il progetto più dettagliato per gli interventi sul primo lotto da 30 milioni di euro. Per ottenere quei fondi, che arrivano dall’Europa e sono a scadenza, bisogna però appaltare i lavori entro la fine del 2019. La strada è lunga perchè il progetto ultimo, il Piano operativo di bonifica, deve avere l’assenso di Regione e Ministero. I tempi, insomma, sono stretti, senza dimenticare che c’è sempre il rischio che l’azienda, la Caffaro Brescia Spa, se ne vada dal sito bresciano lasciando al pubblico l’onere dell’emungimento necessario per evitare che la falda si alzi e tocchi il terreno avvelenato da veleni come Pcb, diossine.