Brescia, 11 settembre 2017 - Dalle 8 del mattino i volontari della Protezione Civile degli Alpini hanno fatto il giro della zona rossa per avvisare i ritardatari di lasciare le abitazioni. È iniziata così la giornata nei quartieri Primo Maggio e Chiesanuova, a Brescia, coinvolti parzialmente dalle operazioni di evacuazione per consentire la rimozione della bomba trovata nel cantiere della Piccola Velocità. Nel complesso, sono state 1.495 le persone che hanno dovuto lasciare le abitazioni che rientravano nel raggio di 500 metri dal luogo in cui era l’ordigno. La bomba, del peso di 227 chili e con 113 chili di esplosivo, era stata ritrovata a inizio luglio in via Vergnago. In questi mesi è sempre stata tenuta sotto sorveglianza. Sarebbe stata sganciata da un aereo americano durante la Seconda Guerra Mondiale, ma è rimasta inesplosa per più di mezzo secolo, fino a ieri.

Gli uomini del Decimo reggimento genio guastatori di Cremona hanno provveduto al despolettamento e, verso le 14, è stata fatta brillare in una cava di Calcinato. La macchina organizzativa ha visto il coinvolgimento di tantissimi enti: Prefettura, Comune, Areu, Croce Rossa, Vigili del fuoco, Enac, le forze dell’ordine e sei associazioni. Unico neo, una signora allettata rimasta nella zona rossa, forse per un disguido con la badante, che ha cercato di superare i varchi per andare ad assisterla. Le operazioni sull’ordigno sono state sospese per qualche minuto, il tempo che un’ambulanza raggiungesse la signora per trasferirla in un centro di accoglienza attrezzato. «Tutto è andato bene – spiega Dario Marelli, commissario capo della polizia locale – attorno alle 11,30 sono stati riaperti i varchi. Molto apprezzato il servizio messo a disposizione nel centro diurno di via Presolana, dove è stato accolto chi è rimasto in zona in attesa di rientrare a casa».