Brescia, 7 settembre 2017 - Oggi pomeriggio a Brescia (non a Verona come sembrava in un primo momento), all’istituto di medicina legale degli Spedali Civili, si è svolta l’autopsia di Sofia Zago, la piccola di 4 anni uccisa dalla malaria.  L'esame autoptico è stato eseguito dai medici veronesi Federica Bortolotti, anatomopatologa dell'Università degli studi di Verona e il professor Angelo Cazzadori, specialista in malattie infettive, i due periti nominati dalla Procura di Trento. Come riferito dal procuratore capo di Trento, Marco Gallina, "l'autopsia ha confermato il referto e la diagnosi ospedaliera di morte per encefalopatite malarica". La causa del decesso per Sofia è stata dunque proprio la complicanza cerebrale causata dalla malaria

INDAGANO DUE PROCURE - La piccola, figlia di una coppia di Trento, era ricoverata al Santa Chiara di Trento, dove sabato le era stata diagnosticata la malaria. Viste le condizioni particolarmente gravi, era stato disposto il trasferimento al Civile di Brescia che, oltre ad avere la rianimazione pediatrica, è anche sede di un Istituto per le malattie tropicali. Per la bambina, colpita da malaria cerebrale, la forma più grave, non c’è però stato nulla da fare: il decesso è avvenuto nella notte tra domenica e lunedì. Un caso gravissimo, su cui, oltre agli accertamenti del ministero della Salute, indagano due procure, quella di Trento e quella di Brescia. In particolare, gli inquirenti stanno lavorando per capire come possa essersi sviluppata una malattia che in Italia è stata eradicata 30 anni fa e se ci siano delle colpe nelle cure. Si indaga per omicidio colposo, anche se al momento non risultano persone iscritte nel registro degli indagati. La parte più rilevante del fascicolo riguarda ciò che è stato fatto all’ospedale di Trento, dove la bambina era ricoverata per il diabete. 

"NESSUN CASO RECENTE A PORTOGRUARO" - "Non risultano casi recenti di pazienti ricoverati per malaria a Portogruaro. Ce l'hanno anticipato informalmente dall'ospedale e chiederemo informazioni specifiche". Lo ha riferito il procuratore capo di Trento, Marco Gallina, nell'ambito dell'inchiesta per omicidio colposo contro ignoti per la morte della bambina di 4 anni per malaria a Brescia, dopo i ricoveri a Portogruaro e a Trento. Quanto invece alla possibilità di un contagio nel periodo di soggiorno in campeggio a Bibione, "non credo ci sia modo di effettuare accertamenti - ha chiarito - perché è noto come le spiagge vedano un via vai di turisti come di nordafricani, che possono avere viaggiato, entrambe le tipologie, anche in Paesi dove sia presente la malaria".

ISPETTORI DEL MINISTERO DELLA SALUTE A TRENTO - Sono arrivati all'ospedale "Santa Chiara" di Trento gli ispettori inviati dal Ministero della Salute che saranno impegnati nell'indagine a seguito del decesso per malaria di Sofia, bambina di quattro anni avvenuto lunedi' agli "Spedali Civili" di Brescia. I risultati delle prime indagini di laboratorio hanno rivelato che il parassita responsabile della malaria sia nella bambina deceduta che nei componenti della famiglia di ritorno dal Burkina Faso e' il Plasmodium Falciparum. Attualmente, all'Istituto Superiore di Sanita' si sta completando il campionamento necessario per espletare tutte le indagini e valutare quali siano state le vie di trasmissione possibili. Saranno effettuate analisi molecolari (che richiedono alcuni giorni) in grado di verificare l'identita' tra i ceppi da cui e' stata infettata la bambina e quella degli altri pazienti ricoverati negli stessi giorni colpiti dallo stesso parassita. 

"NECESSARIA UNA SPIEGAZIONE" - Bisognerà però dare una spiegazione a papà Marco e a mamma Francesca. Il parassita che ha causato la morte di Sofia è lo stesso che aveva fatto ammalare i due bambini di ritorno dal Burkina Faso che erano in pediatria a Trento negli stessi giorni della piccola.  Intanto, il presidente dell'Iss Walter Ricciardi ha fatto sapere che "stamattina un'equipe mista del ministero della Salute e dell'Iss e' andata a capire la dinamica, a studiare le caratteristiche delle zanzare locali sulla base di due ipotesi".  "La prima ipotesi è basata su un'analisi genetica, perche' il parassita che ha colpito la bambina e' lo stesso (degli altri due bambini con la malaria, ndr) ma questo non significa che sia identico, perchè ci sono varie famiglie. Bisogna fare il test del dna e vedere se c'e' coincidenza. Se ci dovesse essere perfetta sovrapponibilità si apre uno scenario di un incidente ospedaliero che naturalmente dovra' poi essere analizzato per capire come sia avvenuto. Non e' solo un piccolo frammento di sangue che deve essere passato, deve essere un incidente tale da ripetere artificialmente quello che fa la zanzara, prendere sangue infetto e reinserirlo nella bambina. Ci vuole un atto invasivo".

Ricciardi ha voluto ribadire che "non è mai stato dimostrato che le zanzare italiane siano in grado di trasmettere il plasmodio che ha provocato la malaria nella bambina morta a Brescia". "Va verificato come sia stato possibile che sia stata una zanzara anofele italiana, che in Italia è presente ma non è mai stato dimostrato che fosse capace di trasmettere il plasmodio falciparum - ha affermato Ricciardi -. Gli altri plasmodi sì, ma questo più pericoloso mai. Oppure si tratta di una zanzara importata, che non è un caso raro, però a questo punto bisogna capire come sia stata possibile che si sia allontanata da un aeroporto, perché normalmente quelle importate non sopravvivono a lungo una volta arrivate in Italia e non vanno molto lontano dagli aeroporti. Non è mai successo che una zanzara si sia spostata così tanto, si può pensare che dall'aeroporto sia stata 'portatà con qualche altro mezzo, ma ritengo l'ipotesi impossibile".