Brescia, 16 luglio 2017 - A circa dieci giorni dal convegno che ha reso noti i dati sulla contaminazione da cromo VI della falda, sembra che qualcosa si muova sul caso Baratti-Inselvini. Sotto la galvanica di via Padova, che rientra nel perimetro del Sin Caffaro, le analisi di Arpa hanno rilevato un valore di ben 183.000 microgrammi/l, a fronte di un limite di 5. Valori altissimi, nonostante la falda si sia abbassata di qualche metro, cosa che di per sé, dovrebbe ridurre la presenza di contaminanti e nonostante sia in atto un intervento di bonifica: l’azienda, che nel 2008 era già stata messa sotto sequestro dopo la scoperta del disastroso inquinamento in atto, ha speso in questi anni oltre 1,5 milioni per mettere in sicurezza l’area produttiva e per procedere alle operazioni di bonifica. Il sospetto è che la vasca in uso nel sito, per la cromatura, sia una sorgente ancora attiva. Proprio in questi giorni è arrivata anche dal ministero dell’ambiente la richiesta di presentare, entro trenta giorni, una proposta progettuale con relativo cronoprogramm, per spostare l’attuale vasca di lavorazione. Una richiesta che potrebbe trovare presto accoglimento, visto che l’azienda ha presentato al Comune la richiesta per la realizzazione di alcuni lavori allo stabilimento, i quali potrebbero essere condizione per poi realizzare una nuova vasca. Anche di questo si è parlato nella riunione tecnica che si è tenuta giovedì tra Loggia – commissario straordinario per le bonifiche – Arpa, Ats e Provincia di Brescia.

"Ci siamo attivati – spiega l’assessore all’ambiente del Comune di Brescia, Gianluigi Fondra – per risolvere il problema più che per fotografare la situazione, a fronte di un dato che è sicuramente molto preoccupante. Il primo passo è stato il convegno, perché se non lo avessimo fatto staremmo ancora nella fase degli allarmismi. C’è in atto la richiesta di costruzione allo sportello dell’edilizia, ci siamo impegnati a favorire questo intervento".

A fine agosto sarà avviata una nuova campagna di verifica. Va detto che nell’immediato non c’è pericolo per la salute, perché con il trattamento introdotto da A2A, il cromo VI è quasi del tutto scomparso dall’acqua distribuita dall’acquedotto. Resta il problema della criticità ambientale, che non riguarda solo la Baratti. Nella vicina ex-Forzanini dal 2016 è in corso una sperimentazione pilota di biorisanamento, che sta dando risultati positivi, ma non pienamente risolutivi.