Brescia, 21 giugno 2017 - «L'Italia è il paese giusto per mettere a segno i nostri colpi: le forze dell’ordine durante gli inseguimenti non sparano e poi se ci arrestano non restiamo molto in galera». Così parlavano tra loro i componenti di una banda di ladri specializzati negli assalti agli sportelli bancomat, che sradicavano agganciandoli a furgoni rubati. Otto le persone, cinque romeni tutti provenienti dalla stesso villaggio e tre moldavi di età compresa tra i 20 e i 25 anni, raggiunte da una ordinanza di custodia cautelare in carcere. I romeni sono detenuti nel loro Paese, mentre i tre moldavi sono ancora latitanti. Cinquantotto i capi di imputazione nei confronti della banda: nei confronti di sei persone è contestata anche l’associazione a delinquere.

Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti - a coordinare le indagini dei carabinieri della compagnia di Verolanuova è stata la Procura di Brescia attraverso il sostituto Ambrogio Cassiani - la banda avrebbe messo a segno 17 assalti agli sportelli bancomat, dieci nel Bresciano (soprattutto nella zona della Bassa) e sette in Romagna. A questi episodi vanno aggiunte anche due spaccate in negozi di abbigliamento, uno nel Veronese e l’altro a Carpenedolo. Al vertice della banda un romeno classe 1982 che conosceva il territorio e che alle spalle ha condanne per reati contro il patrimonio. Nel Bresciano, a Cellatica, il gruppo aveva la propria base logistica, una sorta di bed and breakfast gestito da uno di loro dove i carabinieri hanno trovato, oltre ad alcuni dei vestiti utilizzati per i colpi, anche 13mila euro in contanti.

Dall’ottobre del 2015 al maggio del 2016 avrebbero “prelevato” circa mezzo milione di euro provocando danni per oltre un milione di euro. In uno di questi colpi, a Calcinatello, un uomo che si era accorto di quello che stava accadendo allo sportello bancomat vicino alla sua abitazione non aveva esitato a prendere la pistola e a sparare diversi colpi, due dei quali avevano ferito uno dei banditi che i complici avevano poi fatto curare in Romania. «Pendolari del crimine», li ha definiti il gip di Brescia che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare. In effetti il gruppo si muoveva dalla Romania e dalla Moldavia e restava nel Bresciano (e nelle altre zone prese di mira) per pochi giorni. «Giusto il tempo di individuare gli obiettivi, studiare il territorio segnando l’eventuale presenza di stazioni dei carabinieri e poi colpire nel cuore della notte – ha spiegato il colonnello Luciano Magrini, comandate provinciale dei carabinieri di Brescia –. Una volta portato via il bancomat si fermavano in aperta campagna lo aprivano e si spartivano il bottino. A quel punto prendevano la strada verso i paesi di origine».