Castelcovati (Brescia), 26 novembre 2016 - Un'altra, incredibile, svolta nella storia della 87enne di Castelcovati, paese dell’ovest della provincia di Brescia, che all’inizio di ottobre si era rivolta ai carabinieri raccontando di essere stata violentata nella sua abitazione dal vicino di casa, un romeno di 32 anni. L’uomo venne subito arrestato, ma settimana scorsa è stato scarcerato. Il primo colpo di scena: il profilo biologico delle tracce trovate sulle lenzuola del letto teatro della presunta violenza e sulla biancheria dell’anziana non corrispondeva a quello del giovane. Ieri la seconda svolta che ha svelato l’identità che si celava dietro quelle tracce biologiche. Ignoto 1, come era stato subito ribattezzato dagli inquirenti il Dna misterioso, ha un volto ed è quello di un altro vicino di casa della donna. Si tratta di un uomo di 68 anni, sposato, che con l’anziana avrebbe avuto una relazione.

Agli inquirenti è bastato incrociare le tracce trovate in casa con i campioni prelevati a tutti quanti condividono spazi e quotidianità con l’87enne. Così è venuta a galla la verità. L’amante 68enne inizialmente ha negato poi, però, è crollato, ammettendo la relazione al termine di un lungo e sofferto interrogatorio con il sostituto procuratore Ambrogio Cassiani, titolare dell’inchiesta. Una storia dai risvolti boccacceschi e che farebbe accennare anche un sorriso sulle labbra se non ci fosse una persona che da innocente ha trascorso quasi 40 giorni prima nel carcere bresciano di Canton Mombello poi in quello di Pavia. Per gli inquirenti l’anziana, su cui i medici avevano effettivamente evidenziato lesioni compatibili con un rapporto sessuale, si sarebbe inventata la violenza di sana pianta con il solo scopo di allontanare dal condominio il 32enne romeno (proprietario di un appartamento che condivide con la moglie e due figli piccoli) con il quale ha sempre avuto un rapporto conflittuale.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti l’anziana avrebbe raccontato al vicino-amante di essere stata violentata dal romeno del piano superiore e quindi gli avrebbe chiesto di aiutarla a ripulire la casa e le lenzuola. Il 68enne avrebbe poi accompagnato la donna dai carabinieri per la denuncia. Il tutto senza sapere che si trattava di una messinscena. Non la pensa così però il legale del romeno, l’avvocato Cristian Mongodi: «Si è prestato alla macchinazione, il suo comportamento desta qualche sospetto. Ne dovranno rispondere entrambi». La Procura, però, non sembra intenzionata a procedere nei confronti di nessuno dei due.