Brescia, 9 ottobre 2016 - «Non sono stato io. Con la signora del piano di sotto andavo d’accordo». Così si è difeso il romeno di 32 anni mentre i carabinieri di Chiari lo ammanettavano ritenendolo il responsabile dello stupro di una 87enne, avvenuto a Castelcovati, nell’ovest Bresciano, una settimana fa. L’uomo si è poi chiuso nel silenzio: durante l’interrogatorio di convalida di fronte al gip Luca Tringali, al termine del quale è stata disposta la custodia cautelare in carcere, il presunto aggressore si è avvalso della facoltà di non rispondere.

«Attendiamo le risposte degli esami sul materiale biologico recuperato nel corso dell’indagine – spiega l’avvocato difensore Cristian Mongodi – Ci sono aspetti che vanno approfonditi e soprattutto chiariti. Chiederemo di essere sentiti dal sostituto procuratore». Secondo gli inquirenti invece tutto è sufficientemente chiaro. Il 32enne, in Italia da tempo e dipendente di un’azienda di Calcio in provincia di Bergamo, si sarebbe introdotto a notte fonda in casa dell’anziana vicina (un appartamento del Comune in un condominio con altre sei abitazioni, una delle quali di proprietà del romeno arrestato), approfittando del fatto che la donna non aveva chiuso a chiave l’uscio. Il romeno avrebbe minacciato l’anziana con un coltello, abusando di lei. Consumata la violenza il 32enne è scappato, rifugiandosi in provincia di Bergamo a casa di uno zio, ignaro di quanto accaduto. L’87enne, rimasta leggermente ferita a un dito, solo dopo due giorni si è rivolta ai carabinieri denunciando la violenza. «Avevo paura – ha raccontato – Mi ha minacciata di morte». 

Sconosciuti i motivi che avrebbero portato l’uomo, sposato e padre di due figli, ad aggredire e abusare dell’anziana. «Tra i residenti c’erano liti di condominio legate alle bollette del riscaldamento, ma nulla di più – commentano gli inquirenti –. L’uomo (che alle spalle avrebbe una denuncia per furto) è un violento tanto che la moglie se ne era andata perché lui la maltrattava». Una versione smentita dal legale del romeno. «Le cose non stanno così. La moglie si è recata una settimana in Romania per alcune visite mediche – spiega –. È sconvolta per quello che accaduto e non crede che il marito sia il responsabile. Lui è un ragazzo serio, un lavoratore ». Nei guai è finito anche un altro romeno, pure lui residente nella palazzina teatro della violenza, denunciato per favoreggiamento: per gli inquirenti avrebbe aiutato il 32enne a far perdere le sue tracce. Durissima la presa di posizione dell’assessore regionale all’Immigrazione e alla Sicurezza, Simona Bordonali. «Non merita nemmeno di essere definito una bestia – commenta –. In Italia bisogna introdurre la castrazione chimica per stupratori e pedofili».