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Manager bresciano risarcito per un tumore provocato dall'uso del cellulare

L'uomo doveva stare al telefonino 5-6 ore al giorno. La Corte Suprema ha riconosciuto l'attendibilità di uno studio  che riconosce un "ruolo almento concausale" del cellulare nella genesi di alcuni tumori dei nervi cranici

Telefoni cellulari (Ansa)
Telefoni cellulari (Ansa)

Brescia, 18 ottobre 2012 – Usare i cellulari continuativamente sul lavoro può causare tumori. E si deve essere risarciti. A stabilirlo è stata la Cassazione che ha convalidato una pensione di invalidità all'80% a Innocente M., un un ex manager bresciano che per circa dodici anni aveva utilizzato il cellulare dell'ufficio per una media di 5-6 ore al giorno. Poi, nel 2002, la terribile scoperta: gli venne diagnosticato un "neurinoma del Ganglio di Gasser", cioè un tumore benigno al trigemino sinistro.

Secondo la sezione Lavoro (sentenza 17438 redatta da Gianfranco Bandini), l'Inail dovrà risarcire il manager, Innocente M., perché, nonostante la "situazione del tutto particolare", si è verificata "un'esposizione alle radiofrequenze per un lasso temporale continuativo molto lungo (circa 12 anni), per una media giornaliera di 5-6 ore e concentrata principalmente sull'orecchio sinistro dell'assicurato che, com'é di piana evidenza, concretizza una situazione affatto diversa da un normale uso non professionale del telefono cellulare".

L'uso massiccio del cellulare, secondo la Suprema Corte, può avere "un ruolo almeno concausale" nella genesi di alcuni tumori dei nervi cranici. La Cassazione ha così dato torto all'Inail che non voleva riconoscere il rischio “lavorativo” - e il conseguente diritto alla pensione per malattia professionale - per l'uso del telefonino e del cordless.

In primo grado non era stata riconosciuta la “colpevolezza” del telefonino, mentre in secondo grado il verdetto era stato ribaltato. Senza successo, l'Inail ha provato a contestare – sostenendo che non erano suffragati dal giudizio di affidabilità della "comunità scientifica" - gli studi sul rischio dell'uso intensivo dei cellulari sui quali si era basata la consulenza tecnica del manager.

La Cassazione ha replicato che gli studi indipendenti condotti dal gruppo “Hardell”, tra il 2005 e il 2009, che hanno evidenziato un maggiore rischio di insorgenza di neoplasie negli utilizzatori “forti” di telefonia mobile, sono, correttamente, stati considerati di "maggiore attendibilità" dai giudici dell'appello, "stante la loro posizione di indipendenza, ossia per non essere stati cofinanziati, a differenza di altri, anche dalle stesse ditte produttrici di cellulari".

L'Inail, invece, insisteva affinché - prima di riconoscere la nocività del telefonino - si aspettasse l'esito dello studio epidemiologico internazionale “Interphone” coordinato dall'Agenzia internazionale di ricerca sul cancro dell'Oms e finanziato dall'Unione Europea e dai produttori di telefonini.

La consulenza medico legale presa in considerazione aveva tenuto conto di 679 casi che in un anno si sono verificati nel nostro Paese.

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