Il 28 maggio 1974 lo scoppio di una bomba provocò la morte di otto persone e il ferimento di circa un centinaio
Brescia, 14 febbraio 2012 - Si è conclusa intorno alle 18 la prima udienza del processo in Corte d'assise d'appello per la strage di piazza Loggia. La Corte, dopo una discussione approfondita che richiederà una ''riflessione altrettanto profonda'' - ha spiegato il presidente Enzo Platè - ha scelto di non sciogliere la riserva sulla richiesta dell'accusa di rinnovazione parziale del dibattimento. La Camera di consiglio è convocata per le 9 di venerdì 17 febbraio. In mattinata si saprà se il dibattimento sara' riaperto, lasciando spazio ad altri testi. Per la difesa quelle contenute nella richiesta di parziale rinnovazione dibattimentale dell'accusa sarebbero prove ed elementi già presenti nel fascicolo del processo di primo grado, non sopravvenuti né scoperti dopo la sentenza della Corte d'assise.
PROCESSO - Il 28 maggio 1974 lo scoppio di una bomba provocò la morte di otto persone e il ferimento di circa un centinaio durante una manifestazione nella centralissima piazza bresciana. In apertura di udienza il giudice a latere Massimo Vacchiano ha letto una lunga relazione che ha riassunto i punti salienti della vicenda storica e giudiziaria degli ultimi 38 anni. La Corte dovrà decidere sulla richiesta di rinnovazione parziale dell’istruttoria dibattimentale depositata dall’accusa.
IL COLLABORATORE - L’attendibilità del collaboratore Carlo Digilio, suffragata dall’individuazione del casolare di Paese, dai suoi rapporti documentati con Giovanni Ventura, dai racconti sulla ‘’casaccia’’ di Mirano intorno alla cui localizzazione il cerchio si starebbe stringendo. Questo il primo gruppo di richieste avanzate dall’accusa.
La Corte si pronuncerà sulla richiesta di rinnovazione parziale dell’istruttoria dibattimentale: da decidere se dare spazio ai nuovi testi o se limitarsi alle 14 udienze in calendario. Le difese hanno depositato memorie di replica alle richieste dell’accusa sostenendo l’illegittimità dell'attività integrativa di indagine proposta dai pm perché compiuta in altri procedimenti.