Stabiliti risarcimenti anche per le associazioni che si sono schierate dalla parte della sindacalista bresciana, Vittoria Romana Gandossi, per un totale di 7.500 euro
Milano, 3 febbraio 2012 - Quando sulla vetrina della sede della Lega Nord di Adro è stato affisso per alcuni giorni un volantino che esordiva dicendo "Cara la me romana sono tutti bravi a fare i c...oni con il c..o degli altri", Vittoria Romana Gandossi (esponente dello Spi Cgil di Brescia conosciuta da tutti come Romana Gandossi), ha subito molestie di stampo razzista e ritorsione.
Lo ha stabilito il giudice del tribunale civile di Brescia Maria Grazia Cassia, secondo il quale tuttavia il danno è contenuto, perché tali insulti sono stati scritti per conto della sede "locale" della Lega "da un segretario che difende le ragioni della stessa nella forma sgrammaticata di cui alla missiva". Lo scrive nella sentenza con cui
ha disposto che Gandossi sia risarcita con 2.500 euro, così come l'Associazione studi giuridici sull'immigrazione e la Fondazione Guido Piccini per i diritti dell'uomo che avevano depositato il ricorso insieme a lei, per un totale di 7.500 euro.
Il giudice ha riconosciuto che si è trattato di un "comportamento razzista", che non ha offeso solo la Gandossi ma tutti gli stranieri. Inoltre ha riconosciuto che si è trattato di un comporamento ritorsivo contro la Gandossi per aver contrastato il principio leghista 'Prima i nostri'. Infine ha riconosciuto che la vicenda va inquadrata nell'ambito della molestia, intesa come comportamento che lede la dignità della persona e crea un clima degradante, umiliante o offensivo" come prevede il decreto legislativo 215 del 2003.
Così l'avvocato Alberto Guariso, legale con Alessandro Zucca della sindacalista Vittoria Romana Gandossi, commenta la sentenza con cui il giudice di Brescia ha accolto il ricorso per discriminazione relativo al volantino diffamatorio comparso qualche mese fa sulla vetrina della sede della Lega Nord di Adro. "Quello su cui dissentiamo molto - prosegue Guariso - è la quantificazione del risarcimento del danno morale, che ha una
motivazione un po' ridicola: in sostanza il giudice dice 'Pochi soldi perché il segretario dela Lega è un povero ignorante che scrive sgrammaticato'. Una motivazione che fa sorridere e che non tiene affatto conto della lesione
della dignità subita e soprattutto dell'effetto dissuasivo che pure riconosce".