Montecroce è pericoloso e l’Asl lo chiude: 150 ragazzi delle società sportive non sanno più dove andare
Desenzano, 22 dicembre 2011 - L’Asl ha emesso il triplice fischio al Montecroce, ai campi da calcio a ridosso dell’Ospedale e di proprietà dello stesso nosocomio. Tutti a casa: spogliatoi non agibili. Per incuria la palla può essere ora riposta nello sgabuzzino, perché l’utilizzo dei due campi di fatto viene così precluso a circa 150 sportivi di tre società.
Sono in terra battuta, una cosa amarcord vecchio stile, polvere in estate e ghiaccio in inverno. Qua si riuniscono corrono e si rincorrono i calciatori dell’amatoriale Alta Velocità, che milita nel campionato Uisp, i “Calabroni” della palla ovale, che qua da due anni hanno anche avviato le giovanili, e giocatori di quattro squadre a 7, di cui una femminile. Si corre, ci si diverte e si sta in compagnia, cercando magari anche di vincere, ma l’Asl ha deciso così.
La decisione è una mazzata per tutti. Il campo è abbandonato a se stesso da molti anni e non ci sono colpe dirette per quanto accaduto, ma tante responsabilità, perché qua nessuna amministrazione è mai voluta intervenire. La proprietaria è l’Azienda Ospedaliera Montecroce e la struttura è concessa al Comune con contratto triennale rinnovato di volta in volta. Il non poter ragionare sul lungo periodo non ha mai invogliato nessun amminsitratore a spendervi dei soldi.
Ora però cade a pezzi. Letteralmente. Uno dei finestroni degli spogliatoi è caduto a terra è stata una fortuna che sotto non c’era nessuno. La caldaia funziona a intermittenza. A far scattare il sopralluogo però è stata la segnalazione di una ragazza di una squadra avversaria: il suo asciugacapelli è esploso dopo averlo attaccato alla spina della corrente. I segni ci sono.
«A scanso di ogni formulazione retorica – dice Marco Bertagna, allenatore dei ragazzini dell’Uso Duomo – chi vince non fa mai proteste. Può essere una ripicca di una persona delusa: poteva rivolgersi al dirigente o direttamente al Csi, che avrebbe multato la società. L’Asl ha fatto solo il suo dovere». La tristezza però è tanta. La “sua” società di calcio a 7 era già stata sfrattata nel 2007 dal campo parrocchiale di Via Caporali, dove ci giocavano dal 1965. È divenuto un parcheggio, servivano soldi per il restauro del Duomo di S. Maria Maddalena. Per gennaio con il papà Lino, che allena i ragazzi più grandi, aveva organizzato al Montecrce un torneo giovanile, una biciclettata e una gara podistica: tutti piccoli eventi per raccogliere fondi per la società, ma probabilmente saranno cancellati.
«Era ora succedesse qualcosa in merito, quel campo – lamenta Ramon Usardi, allenatore dell’Alta Velocità – va curato come gli altri. A noi spetta il diritto di fare allenamento... quindi lo faremo da un’altra parte! Non capisco perché dovremmo allenarci in un posto dimenticato da Dio. Pagando, per giunta».
Il campo, come gli altri del Comune, è gestito dalla polisportiva Pro Desenzano, cui le squadre pagano un affitto per usarlo. «Si devono occupare di trovarci un campo su cui allenarci, ma – commenta Daniele Casellato, uno degli amatori – è scandaloso far allenare una squadra di ragazzi di Desenzano su un campo in condizioni pessime, quando i campi belli vengono riservati agli allenamenti di gente che viene da fuori e che viene strapagata».
Il sopralluogo dell’Asl ha solo ufficializzato una condizione che era sotto gli occhi di tutti. «Qui si parla solo di veto da parte dell’ Asl per le docce – commenta Sandro su Facebook – ma non hanno visto il campo in che condizioni è? Per non parlare dei pezzi di alberi tagliati che lasciano in mezzo al campo». «Ci voleva l’Asl? Una volta – scrive un altro calciatore – c’era un cane randagio sotto le docce».
A ridare un campo a questi ragazzi dovrà pensarci il Comune. Serviranno dei soldi e alcuni sperano si riqualifichi il campo della “Scatolina”, dove però ci sono solo le porte e nient’altro. Un altro campo abbandonato.
di Enrico Grazioli