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Errori nei test, gli studenti fanno ricorso

Problemi nel test d'ingresso a Professioni sanitarie

La facoltà di Medicina potrebbe essere obbligata a riaprire le porte fino ad accogliere 2mila nuovi studenti se il Tar dovesse accogliere il ricorso promosso dall'Udu

Test d'ingresso

Brescia, 29 settembre 2011 - Una invasione di matricole. La facoltà di Medicina potrebbe essere obbligata a riaprire le porte fino ad accogliere 2mila nuovi studenti se il ricorso al Tar promosso da “Studenti per – Unione degli Universitari” dovesse dare gli effetti sperati.

 

I fatti risalgono all’8 settembre. Fra i padiglioni di Brixia Expo si sta svolgendo il test di ingresso per le Professioni sanitarie quando qualcuno fa notare alla commissione degli errori di impaginazione. «Tra le domande di logica e cultura generale alcuni testi non erano posizionati in corrispondenza dei quesiti a cui facevano riferimento — spiega il rappresentante dell’Udu Federico Micheli — la commissione ha comunicato così che quelle 4 domande non sarebbero state considerate, ma cambiare in corsa crea confusione senza contare che è stato alterato il peso delle varie materie». Chi per esempio ha impostato la preparazione sullo studio di logica e cultura generale si è visto sottrarre alcuni punti (fino a 5 perché una risposta corretta vale 1,25).

 

I ragazzi dell’Udu dopo aver chiesto invano spiegazioni al senato accademico e al consiglio di amministrazione dell’Università degli Studi sono passati alle vie legali. Tramite l’avvocato Michele Bonetti il ricorso al Tar di Brescia chiederà innanzitutto una sospensiva per derogare i tempi giudiziari e contestualmente una immatricolazione di tutti gli studenti ricorrenti in soprannumero ai vari corsi delle Professioni sanitarie.

 

Fino a ora vi sono 50 ricorrenti (tutti ovviamente non ammessi ai corsi di laurea sanitari) ma potenzialmente si arriverebbe a 2mila studenti se si unissero tutti coloro che non hanno passato il test. «La prova è falsata — commenta l’avvocato — il bando ministeriale parla di 80 domande e ne sono state considerate 76». Quello di Brescia, sarebbe poi un caso unico a livello nazionale.

 

«Nel 2007 in circostanze simili, bastarono due domande per l’accoglimento del ricorso degli studenti al Tar del Lazio». Stavolta sono quattro. I precedenti giurisprudenziali insomma ci sono e non dicono nulla di buono anche per la scarsa trasparenza con la quale è stato gestito il pasticcio. «Non si è trattato di un annullamento postumo ma in corso d’opera, alcuni sono stati avvertiti tempestivamente, altri no».

 

Regna l’incertezza anche per quanto riguarda l’individuazione dei responsabili. «Di certo lo svolgimento e la preparazione di queste prove è demandato alle singole università — conclude Micheli — che di solito appaltano questi compiti a società private».

di PAOLOEMILIO BONZIO

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