Proiettile conficcato nel cervello I medici lo estraggono dal naso

Al Civile effettuata un'operazione unica al mondo: a eseguirla i dottori Francesco Zenga e Andrea Bolzoni Villaret

Andrea Bolzoni Villaret e Francesco Zenga
Andrea Bolzoni Villaret e Francesco Zenga
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Brescia, 17 giugno 2011 - Un intervento mininvasivo al cervello: possibile? Al Civile sì. Con una tecnica endoscopica transnasale i dottori Francesco Zenga e Andrea Bolzoni Villaret hanno estratto da un paziente un proiettile conficcato nel cervello. L’intervento, che sembra non abbia precedenti al mondo, ha visto la sinergia di due reparti differenti: Neurochirurgia, guidata dal professor Marco Fontanella, e Otorinolaringoiatra, diretto dal professor Piero Nicolai.

«Il proiettile — ha spiegato il dottor Zenga, neurochirurgo — si trovava nella base cranica anteriore del cervello. Una posizione che ci ha permesso di utilizzare la tecnica mininvasiva senza troppi pensieri perché l’esperienza che abbiamo maturato in questo campo è elevata». «Si trattava di una sede di confine — ha aggiunto il dottor Bolzoni Villaret, otorinolaringoiatra — fra le competenze di neurochirurgia e le nostre».

Alla base del successo dell’intervento, c’è la grande sinergia fra i due reparti e fra i medici che hanno operato: «Da due anni collaboriamo — ha continuato il dottor Zenga — per offrire ai pazienti, soprattutto ai malati di tumore al cervello, strategie terapeutiche all’avanguardia». Ma non c’è solo questo. «Fra i due reparti c’è una gran commistione delle competenze, ma anche una forte amicizia fra me e il dottor Zenga — ha raccontato il dottor Bolzoni Villaret — Due grandi fortune ci accompagnano: la propensione del professor Fontanella a favorire questa sinergia e l’avere come meastro e mentore il professor Nicolai».

«Una simile tecnica — ha aggiunto il professor Fontanella — permette di manipolare il cervello del paziente il meno possibile. Tanti sono i pro: i tempi del ricovero sono ridotti, c’è un vantaggio estetico e il paziente è già in riabilitazione. C’erano anche dei rischi: non sapevamo se il proiettile avesse leso un’arteria, in tal caso ci sarebbe stato un notevole sanguinamento. Abbiamo riflettuto a lungo prima di decidere».

In ogni caso il paziente, un uomo di 50 anni ferito nel campo nomadi di Mazzano con nove colpi di pistola lo scorso 4 aprile dal fidanzato della figlia, ora sta bene, ha già effettuato un primo controllo e il decorso post operatorio è normale. «In cinque-sei giorni — ha concluso il dottor Bolzoni Villaret — il paziente è tornato a casa, ha iniziato la riabilitazione, doversosa in casi simili, ma possiamo dire che il decorso è stato perfetto». «In due anni abbiamo eseguito almeno 50 interventi combinati, una simile casistica è possibile in Italia solo in altre due-tre strutture che, però, si occupano di queste operazioni da almeno dieci anni», ha aggiunto il dottor Zenga.

di Serena De Simone

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