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Scuola primaria
trecento insegnanti
perderanno
il posto di lavoro

E' la proiezione della Cisl di Brescia per le Primarie della provincia: le scuole più a rischio sono quelle col tempo pieno o il servizio mensa. Il numero di studenti però aumenta di anno in anno

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tratta dai dizionari Zanichelli
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Bambini a scuola
Bambini a scuola

Brescia, 1 aprile 2011 - Caos scuola, a rischio ci sono 300 posti di docenti delle scuole primarie della provincia di Brescia. A lanciare l’allarme è la Cisl. In attesa di avere i dati definitivi sulla ripartizione per provincia dei tagli al personale scolastico in Lombardia, il sindacato calcola che, in base ai criteri stabiliti dal ministero dell’Istruzione, sono 300 i posti che potrebbero saltare nelle scuole elementari di Brescia e provincia.  «Con l’anno scolastico 2011-2012 — spiega Enrico Franceschini, segretario di Cisl Scuola — si completa il piano triennale di tagli degli organici, che farà risparmiare allo Stato 8 miliardi di euro».

 

Sono 19.699 i posti tagliati nel 2011 in Italia. In Lombardia ci saranno 1.424 insegnanti in meno alle elementari, 235 alle medie, 872 alle superiori. L’unico segno positivo si registra nelle scuole dell’infanzia, dove ci saranno 116 docenti in più.
Sul personale ATA, la Cisl prevede un taglio regionale di 1.920 addetti, di cui una buona fetta riguarderà Brescia. Alla Regione spetta ora il compito di ripartire questi tagli tra le provincie. «A fronte di un aumento di 9.338 studenti — continua Franceschini — in Lombardia si tagliano 2.415 docenti. Le province più penalizzate saranno Milano, Brescia e Bergamo, dove sono aumentati gli studenti».

 


Per il riordino dell’organico sono stati adottati diversi criteri. Innanzitutto, la saturazione delle classi, cioè nessuna classe potrà avere meno di 27 alunni, secondo, l’accorpamento di classi intermedie dove ci sono numeri ridotti, terzo, nessuna previsione di sdoppiamento nel caso in cui in una classe arrivino nuovi studenti. Limitato anche il numero di classi a tempo pieno: saranno attivate 89 prime classi, quante sono le quinte a tempo pieno che concludono in ciclo scolastico.


«In base alla richieste delle famiglie, si sarebbero dovute, invece, attivare 130 classi a tempo pieno». A essere penalizzate dai tagli, dunque, saranno le scuole primarie che offrono il tempo pieno e quelle che prevedono il tempo mensa. «Il tempo pieno continuerà a essere garantito — continua Franceschini — ma si perderà in qualità. Fino a oggi c’erano 2 docenti per 44 ore; adesso si avrà 1 insegnante per 40 ore, affiancato da un secondo docente solo per 18 ore».

 

Per quanto riguarda il tempo mensa, con i tagli, non ci saranno più fondi per consentire ai docenti di assistere gli alunni durante il pranzo. L’onere potrebbe passare ai Comuni. «Ma, con il patto di stabilità da rispettare, sarà difficile che un Comune si sobbarchi questa spesa».  Ultimo intervento previsto è quello sugli alunni con disabilità: viene garantito il sostegno per disabili, ma in cambio, i diversamente abili non vengono più inseriti in classi con numero ridotto. «Mentre prima c’era una classe da 22 più 1 disabile — continua Franceschini — ora ci potranno essere classi da 25 più 2 disabili».


Secondo la Cisl, i tagli non saranno ripartiti equamente su tutta la provincia.
«Zone come il Garda o la Franciacorta — spiega Battista Alghisi, della segreteria di Cisl Scuola — dove molti istituti hanno già optato per le 27 ore, vale a dire il tempo normale, non soffriranno nessun cambiamento». A Brescia, saranno penalizzate scuole come la Rinaldini, che nell’offerta formativa prevede tempo mensa e rientro e le scuole degli istituti comprensivi Ovest 1 e 3, Est 1 e 3, Centro 1 e 3, dove il tempo pieno è ormai consolidato.

Federica Pacella


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