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Strage Cottarelli: cugini Marino
condannati all'ergastolo

Pieno accoglimento della tesi accusatoria. "Fu una tragica estorsione": ribaltata in appello la precedente assoluzione per i due trapanesi ieri assenti in aula

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Mario Cottarelli e la moglie davanti al palazzo di Giustizia dopo la sentenza di ieri (A2 Alabiso)
Mario Cottarelli e la moglie davanti al palazzo di Giustizia dopo la sentenza di ieri (A2 Alabiso)

Brescia, 8 giugno 2010 - Sono entrati, quando la sentenza, che sanciva i due ergastoli, era stata letta da pochi istanti. Una delle persone che si trovavano in aula ha mostrato loro il pollice. Mario Cottarelli e la moglie, hanno capito che «era andata», sono scoppiati in lacrime e si sono abbracciati forte. Una decisione che ribalta totalmente l’assoluzione in primo grado per i due cugini trapanesi Marino, ieri, per la prima volta, entrambi assenti dall’aula.

 

Era il 28 agosto del 2006, a Urago Mella, Angelo Cottarelli, la moglie Marzenna, il figlio Luca di 16 anno quando venneroi uccisi. Un colpo di pistola alla testa e una coltellata alla gola a tutti e tre. I presunti responsabili vengono arrestati dalla Mobile nelle settimane successive. Tutti assolti in primo grado, due dopo il dibattimento, uno in abbreviato. Le parti civili ricorrono contro tutte le assoluzioni. Nelle scorse settimane è iniziato il processo d’appello contro Vito e Salvatore Marino. La ricostruzione del Pg è diversa rispetto a quella sfociata nell’assoluzione. Viene tolta la premeditazione e si parla di «qualcosa andato storto in un tentativo di estorsione».

 

Ieri le due condanne e il pieno accoglimento della tesi accusatoria. «Avevo un po’ piu di fiducia - ha commentato commosso Mario Cottarelli - rispetto al processo in corte d’assise, per una serie di motivi. Questo poi è un tarlo che voglio togliermi. Nella mia ignoranza di cose legali, dopo aver letto le motivazioni di primo grado, sono comunque andato a vedere la firma in fondo, perché mi sembrava più una sentenza scritta dai difensori che da un presidente della Corte d’assise. Sono contento che oggi, invece, si siano confermate le mie convinzioni».

 

Il legale, avvocato Sergio Arcai, commenta invece: «Non disponiamo ancora delle motivazioni. Possiamo solo capire che, essendo stata esclusa la premeditazione possa trattarsi di un omicidio maturato nel corso di un estorsione finita in tragedia per qualcosa che è successo nel corso della stessa. Non erano partiti per commettere un omicidio. E’ successo qualcosa di tragico che ha indotto la situazione a precipitare».
Questa del resto era sempre stata la tesi sostenuta dalle parti civili.

 

All'appello, in tutti i sensi, manca il terzo imputato a cui non è stato possibile notificare l’inizio del processo di secondo grado. La cosa certa è che ora la posizione di Dino Grusovin si complica.

di Mario Pari


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