Gardone Riviera (Brescia), 10 agosto 2017 - Se c'è un principio con cui i fans di Ben Harper hanno ormai preso confidenza è quello di non aspettarsi mai di ritrovarlo lì dove l’avevano lasciato. Basta pensare che nell’ultimo decennio l’idolo di Clearmont è passato dal sodalizio con i Relentless7 a quello con Dhani Harrison e Joseph Arthur dei Fistful of Mercy, dall’esperienza solista di “Give till it’s gone” agli album a due con il Charlie Musselwhite di “Get up!” e con la madre Ellen di “Childhood home”, per non parlare dell’acclamato ritorno di fiamma per gli Innocent Criminals tra i solchi dell’album “Call it what it is”. E pure la rentrée italiana di oggi e domani, nella suggestiva cornice dell’Anfiteatro del Vittoriale, gioca a spiazzare l’auditorio, regalando Ben-Benjamin al pubblico della rassegna “Tener-A-Mente” in veste solista per stillare dalla chitarra pezzi da novanta del suo repertorio così come gli sono venuti originariamente, senza le sovrastrutture di arrangiamenti e d’iterazione con i compagni.

Che lui ami suonare nei luoghi non troppo dispersivi lo conferma la predilezione per palcoscenici come il Fillmore di San Francisco, su chi ha dato vita ad alcune delle sue performance più esaltanti, tanto in gruppo che da solo come gli capita in questi due spettacoli italiani all’insegna del tutto esaurito. «Quando mi butto in una nuova impresa non ho tanto la paura di fallire, quanto piuttosto di scoprirmi mediocre - ammette Harper, 47 anni -. A un certo punto della vita, infatti, arrivi a combattere contro te stesso: vuoi con tutte le tue forze fare un disco migliore del tuo disco più riuscito e un concerto migliore dei precedenti. E poi io non voglio una vita monotona, evito tutto ciò che è ovvio e credo che la musica mi offra un’ottima opportunità per rendere movimentata la mia esistenza». 

Premesse ottime per uno che sulla scena è abituato a tirare fuori l’anima. «Al mondo tutti hanno un ruolo e io mi sveglio ogni giorno pensando che il mio è quello di scrivere canzoni e eseguirle al meglio per regalare gioia alla gente». Questi concerti solisti sono solo una pausa nell’attività con gli “Innocent Criminals”, con cui il chitarrista californiano ha suonato in America fino a dieci giorni fa. «Ho intenzione di continuare a lavorare pure ad altri progetti, ma solo fra un tour e l’altro con Criminals, perché ora che ci siamo ritrovati abbiamo una gran voglia di condividere il palco assieme - assicura -. Ecco perché da qualche tempo le mie ‘vacanze’ dalla band durano mesi e non più anni come accaduto in passato». Se sul divorzio civile dall’attrice Laura Dern del 2013 Ben non è tornato indietro (anzi, s’è risposato un anno e mezzo dopo con l’attivista Jaclyn Matfus) su quello artistico con la band di “Burn to shine” sì. «Con gli Innocent Criminals ho ripreso contatto nel tour 2015, ma la chimica è tornata solo una volta che ci siamo ritrovati in studio per le registrazioni di ‘Call it what it is’. È stato lì che s’è fatta chiara l’idea di andare avanti e di cercare posti nuovi piuttosto che stare a guardarci indietro, tornando sui nostri passi».