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La richiesta dei legali per i sei incriminati del delitto

«Niente prove, scarcerateli»

di MARIO PARI
— BRESCIA —
«NON CI SONO prove, scarcerateli». I legali dei sei indagati accusati dell’omicidio di Maurizio Cirillo, avvenuto nel dicembre scorso a Lumezz...
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2009-07-08
di MARIO PARI
— BRESCIA —
«NON CI SONO prove, scarcerateli». I legali dei sei indagati accusati dell’omicidio di Maurizio Cirillo, avvenuto nel dicembre scorso a Lumezzane, hanno puntato soprattutto sull’assenza di materiale probatorio, nell’udienza davanti al tribunale del riesame che si è tenuta ieri in tribunale a Brescia. Gli arresti, da parte dei carabinieri, risalgono a una decina di giorni fa. Ora, l’udienza davanti ai magistrati chiamati a pronunciarsi sulla sussistenza delle ragioni per la custodia cautelare in carcere.
Il giudice Michele Mocciola si è riservato la decisione che sin da oggi potrebbe essere depositata. Ieri, però, hanno preso la parola i sei difensori e per circa due ore si è tornati sul delitto avvenuto il 15 dicembre scorso, a Lumezzane.

MAURIZIO CIRILLO venne ucciso nel proprio garage, a colpi di pistola. Secondo gli inquirenti si trattò di una rapina, più correttamente di un tentativo andato a vuoto. Chi poi sparò, attendeva Cirillo nel garage. Conosceva bene abitudini e luoghi al punto d’essere riuscito a entrare da un lucernaio a cui erano state segate le sbarre. La vittima aveva con sè alcune migliaia di euro e nelle fasi iniziali delle indagini si pensò che i rapinatori fossero interessati a quel denaro. Ma l’ipotesi più concreta, quella avallata dalla magistratura, è che i rapinatori pensassero alla cassaforte.

SI TROVAVA in garage e quindi l’agguato sembrava la tecnica migliore per poter arrivare alla sua apertura. Ma qualcosa si incrinò. Innanzitutto l’imprenditore, secondo quanto confermato da alcune testimonianze, non utilizzava il forziere da tempo al punto da non ricordarne la combinazione. In secondo luogo, non era previsto che reagisse. Invece Cirillo reagì: ne nacque una colluttazione e partirono due colpi di pistola. Uno uccise l’imprenditore edile che poi venne anche legato.

SIN DALLE settimane successive le indagini imboccarono la pista della rapina e i nomi di cui si sono occupati gli inquirenti sono stati subito quelli che poi si sono letti sull’ordinanza di custodia cautelare in carcere: Nicodemo Romeo, Alessandro Orrù e la moglie Iolanda Romeo, Mariangela Orrù, Herman Fontana e la convivente Rosalina Dessì. La rapina sarebbe stata materialmente compiuta da Alessandro Orrù e dalla moglie.
Questa ricostruzione, però, secondo le difese si basa su dichiarazioni che non possono essere utilizzate. In ogni caso, dal punto di vista probatorio, sempre secondo i legali, il processo fa acqua. Oggi o domani sarà possibile sapere cosa ne pensa il tribunale del riesame.









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