2009-07-04
di MARIO PARI
BRESCIA
IL PROCESSO SULLA strage di Piazza della Loggia perde, per sempre, un imputato. Si tratta di Giovanni Maifredi, da tempo malato, al punto che la sua posizione era stata stralciata per motivi di salute. La corte dassise del tribunale di Brescia, chiamata a far luce sulla strage che il 28 maggio del 1974 provocò 8 morti e più di 100 feriti aveva aggiornato la decisione sulla presenza o meno di Maifredi nel processo, al settembre prossimo. Ma la morte dellimputato settantenne rende tutto inutile.
COSA CAMBIERÀ ora nel processo? Secondo laccusa Giovanni Maifredi potrebbe aver maneggiato un ordigno nei giorni precedenti a quello posto sotto i portici antistanti il loggiato della piazza. Ma quello che maggiormente è emerso in tutti questi anni, tanto dalle indagini quanto da alcune delle deposizioni a cui si è assistito nel dibattimento, è lintreccio di rapporti esistenti tra Maifredi e lex generale dei carabinieri Francesco Delfino, un altro degli imputati della strage di Brescia.
KIM BORROMEO e Gorgio Spedini, due giovani estremisti bresciani, arrestati dopo essere stati trovati con dellesplosivo in Valcamonica hanno, per esempio, detto apertamente che si trattò di una trappola di Delfino e che Maifredi li tradì. Un dirigente dellIdra, la fabbrica dove lavorava Maifredi, ha detto poi che questultimo gli aveva parlato di golpe ed esplosivi.
LA NOTIZIA della morte di Maifredi si è appresa ieri in aula prima dellinizio delludienza. Tra le persone sentite nelludienza di ieri, anche lattuale assessore ai lavori pubblici. Labolani è stato interrogato, in particolare, sui suoi rapporti epistolari con Nando Ferrari, quando questultimo era in carcere. Ferrari era indagato per la strage e fu assolto. Labolani, infine ha detto che: «Ombretta Giacomazzi mi disse che a farle pressioni per testimoniare il falso fu il generale Delfino e gli investigatori». Lex ufficiale dei carabinieri, quindi, resta al centro delle indagini per scoprire la verità sulla strage.