Notizie Brescia
 TV   FOTO E VIDEO BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI CASA
Ma fanno più fatica a diventare primarie o dirigenti

Bresciane sedotte dalla medicina

di MILLA PRANDELLI
— BRESCIA —
«BRESCIA, CONFORMANDOSI al dato nazionale, sta diventando una provincia che, a livello sanitario e in particolare medico, è sempre più ro...
Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande
2009-07-01
di MILLA PRANDELLI
— BRESCIA —
«BRESCIA, CONFORMANDOSI al dato nazionale, sta diventando una provincia che, a livello sanitario e in particolare medico, è sempre più rosa, tanto che nei prossimi anni quasi tutti i nuovi dottori saranno donna». La dichiarazione arriva da Raffaello Mancini, il presidente dell’ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Brescia. «I medici, nonostante la crescita della popolazione - spiega Mancini - sono diminuiti. Il lungo percorso di studi, la difficoltà delle materie, i sacrifici hanno fatto diminuire il numero degli studenti che si iscrivono alla facoltà di medicina. La crescita esponenziale dei rappresentanti della categoria negli anni passati ha creato una situazione particolare. Molti dottori arriveranno alla pensione insieme, creando un vuoto, che i giovani laureati non saranno in grado di riempire perché numericamente inferiori».

LA PROFESSIONE medica sta dunque, andando incontro a un periodo difficile. «Se contiamo, poi, che tante dottoresse sono donne ci saranno anche problemi ulteriori - continua il dottor Mancini - le donne sono medici bravissimi. Studiano molto e ottengono risultati eccellenti. Per la maggior parte hanno un approccio alla disciplina superiore a molti maschi. Perché sono puntigliose, attente. E danno grandissima importanza alla preparazione teorica. Purtroppo sono anche legate indissolubilmente alla famiglia e ai figli e biologicamente diverse dagli uomini. La donna lavora il doppio: come medico e come moglie e madre. Per questo motivo la disponibilità in termini di tempo, è minore rispetto a quella dei colleghi maschi».

IL PROBLEMA, secondo il rappresentante dell’ordine dei medici, riguarderà e in parte lo fa di già, i medici chirurgo, che lavorano a turni continui. «Per una donna, quando ha figli, assentarsi la notte è arduo, soprattutto se sono piccoli. Si deve tenere conto, poi, che in caso di malanni la mamma preferisce essere presente. Tutto questo limita le colleghe donne». Ciononostante, anche grazie al lavoro della commissione delle pari opportunità dell’ordine, a Brescia lavorano molti chirurghi donna. «Abbiamo per ora pochi primari e dirigenti donna, anche perché la crescita numerica delle colleghe è un dato degli ultimi anni - conclude Raffaello Mancini - però ci sono tante chirurgo, attive nei vari ospedali della città e della provincia. Molte sono buoni o ottimi chirurghi, che contribuiscono a fornire a Brescia una certa eccellenza, che la diversifica da molte province d’Italia. È innegabile che nella Leonessa, anche grazie al gentil sesso, la sanità funziona meglio che in altri luoghi».









Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro