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La testimonianza di Alessandro Danieletti

La morte di Esposti non fu un’esecuzione

di MARIO PARI
— BRESCIA —
PIAN DEL RASCINO, la morte di Giancarlo Esposti e ciò che essa rappresenta nelle indagini per la strage di Piazza della Loggia sono state, ancora una vo...
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12.jpg 2009-07-01
di MARIO PARI
— BRESCIA —
PIAN DEL RASCINO, la morte di Giancarlo Esposti e ciò che essa rappresenta nelle indagini per la strage di Piazza della Loggia sono state, ancora una volta, al centro dell’udienza di ieri nel processo per l’eccidio che il 28 maggio del 1974 provocò 8 morti e 108 feriti. Ieri, per ore, è stato interrogato Alessandro Danieletti che, con Alessandro D’Intino ed Esposti, due giorni dopo la strage bresciana si trovava sulle colline in provincia di Rieti. Quella di ieri non è stata però, l’udienza in cui si è parlato solo per l’ennesima volta di quel 30 maggio a Pian del Rascino, dove Giancarlo Esposti morì in una sparatoria con i carabinieri. Danieletti, per esempio, ha ricordato e confermato, un passaggio investigativo emerso in precedenti procedimenti.

ERA IN CARCERE a Rieti, nei mesi successivi all’arresto avvenuto a Pian del Rascino e si era appena concluso il periodo d’isolamento. Lui ed altri detenuti decisero di sfogliare i giornali che per circa tre mesi non avevano potuto leggere. Tra coloro che si trovavano con lui nel carcere anche Guido Ciccone, che vedendo la fotografia di Cesare Ferri su un quotidiano che riferiva delle indagini sulla strage, disse sbiancando: «A lui è stato dato dell’esplosivo tre giorni prima della strage».

CICCONE SI preoccupò che si potesse risalire in qualche modo a chi «aveva dato l’esplosivo a Ferri e a lui». Ma Danieletti ha anche riferito agli inquirenti dell’ammissione da parte di Cesare Ferri, delle proprie responsabilità nella strage di Brescia. Parole raccolte da Danieletti successivamente rispetto a Pian del Rascino. Ferri, peraltro, è stato assolto in ogni grado di giudizio dalle accuse sulla strage.

IN QUANTO a Danieletti, ha parlato della pistola in possesso di Esposti, un’arma che sarebbe stata data a quest’ultimo «da un ufficiale dei carabinieri». I rapporti tra i carabinieri ed Esposti ricoprono un ruolo importante nell’impianto accusatorio dal momento che tra gli imputati figura l’ex generale dell’arma Francesco Delfino. E Danieletti è stato, infine, sentito parecchio sulla dinamica della sparatoria che provocò la morte di Esposti. «Quella dei carabinieri - ha detto - non fu un’esecuzione, ma una risposta al pericolo rappresentato da Esposti che uscì dalla tenda armato».









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