2009-06-30
di MAGDA BIGLIA
BRESCIA
LA VICENDA di a2a è ritornata allordine del giorno ieri in consiglio comunale, come richiesto dai consiglieri dellopposizione. E la seduta si è protratta. Su una questione sollevata dalle minoranze si sono trovati tutti daccordo, il bisogno di ristabilire equilibri paritari fra i due Comuni azionisti pendenti dalla parte milanese, per colpa della precedente amministrazione secondo la maggioranza. Molti sono ancora i problemi sul tappeto, elencati dal documento di richiesta di chiarimento. Cè la società Selene che è stata messa sul mercato, «col trasferimento di attività a favore di E-utile controllata da Siemens, con conflitto di interessi per il milanese consigliere di gestione Gianni Castelli» secondo il capogruppo del Pd Emilio Del Bono. Cè la ventilata vendita di reti di trasmissione elettriche e di gas strategiche per le imprese bresciane, con cessione ad aziende nazionali, tipo la Terna. «Compriamo in Montenegro e vendiamo a Brescia» dice Del Bono. Cè la bassa percentuale di management ex Asm, il 14% e il rischio per posti di lavoro locali. Cè la perdita di importanza della Fondazione Asm, collante con il tessuto locale e sponsor di attività culturali, che non ha ricevuto le risorse 2009. Le sedi bresciane delle attività industriali del gruppo continuano a gravitare su Milano. Sono scomparsi 250 milioni di investimenti, tra cui quelli per la riqualificazione della centrale di Lamarmora a Brescia. Ci sono le nuove modalità di pagamento alle imprese bresciane, al terziario e ai professionisti con dilazioni nel tempo. Infine la preoccupazione più grossa è data dal fantasma di una possibile fusione con Edison, abbraccio ancor più fatale di quello con Milano. La richiesta delle minoranze è stata di dare al consiglio di sorveglianza, sulla cui nomina dopo la revoca del precedente non si è sopita la polemica, un mandato forte di salvaguardia del ruolo di Brescia: «il baricentro è a Milano». Prima di parlare di a2a, altro motivo di attrito in aula è stata miss Padania.
LOPPOSIZIONE è partita allattacco contro il patrocinio dato dal Comune, con inviti con stemma partiti dalla Loggia, con uso di piazza della Loggia. «Si è dato il patrocinio e il soldo pubblico a una manifestazione di partito», laccusa. Il sindaco Adriano Paroli ha minimizzato la cosa, ha negato contributi pubblici ma il capogruppo Del Bono ha chiesto tutta la documentazione e ha minacciato, nel caso di scorrettezze di spesa, di arrivare a passi successivi che potrebbero essere legali.