Notizie Brescia
 TV   FOTO E VIDEO BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI CASA
Api e Aib denunciano la crisi produttiva e la stretta creditizia delle banche

Grido di allarme degli imprenditori

di MAGDA BIGLIA
— BRESCIA —
UN DOPPIO GRIDO di allarme è stato lanciato ieri, pur separatamente, dalle due associazioni imprenditoriali Api ed Aib. Dati alla mano, la crisi è...
Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande
2008-11-22
di MAGDA BIGLIA
— BRESCIA —
UN DOPPIO GRIDO di allarme è stato lanciato ieri, pur separatamente, dalle due associazioni imprenditoriali Api ed Aib. Dati alla mano, la crisi è qui, da finanziaria è diventata produttiva. «Dai colletti bianchi alle tute blù, è l’economia reale ad essere investita e a soffrire di più sono le piccole imprese, anche se fanno meno notizia», dichiara Luciano Gaburri presidente dell’Associazione piccole imprese. A un mese dalla presentazione dei dati del terzo trimestre che già davano segnali negativi, l’Api ha messo al lavoro in tempi stretti il suo ufficio studi per capire quanto lo tsunami della finanza si stia abbattendo sulle aziende. E il risultato è grave.

I RAPPORTI con le banche, nell’ultimo mese, sono peggiorati per il 37% del campione di 200 associate ogni volta preso in considerazione. Vanno meglio coloro che lavorano con le Popolari e le Banche di credito cooperativo, vanno malissimo coloro che lavorano con i grossi gruppi. Si trovano di fronte a un aumento dei tassi di interesse, a pressanti richieste di rientro veloce, alla pretesa di maggiori garanzie, a un prolungamento dell’iter e della risposta che nella pratica si traduce in un ‘no’. «Per i piccoli imprenditori, già alle prese con il rincaro delle materie prime, che non hanno liquidità perché, come facevano i padri e i nonni, reinvestono sempre, è un dramma», dice Gaburri. Un altro fatto è emerso chiaramente: mentre nella rilevazione precedente, gli imprenditori parevano rassicurati dalle promesse del governo, adesso il 76% ritiene che l’esecutivo sia in forte ritardo nella definizione di un piano di interventi a sostegno delle imprese e delle famiglie. «Aiutare le banche non basta - ritengono -. Serve che in alto si capisca che, di fronte alla crisi, si può anche bluffare ma fino ad un certo punto, poi occorrono azioni concrete», è il commento di un consulente dell’Api, il docente di Economia Franco Spinelli. Da Roma, egli dice, ci si aspetta il taglio delle tasse e dei tassi e la ripresa delle grandi opere. “Crolla la produzione in ottobre” è a sua volta il titolo dell’indagine congiunturale mensile dell’Associazione industriale.

PER IL 55% degli associati la produzione è calata, per il 35% è rimasta invariata, solo per 10 su 100 è aumentata. Le vendite sul mercato interno sono scese per il 58%, all’estero per il 44%. Anche gli ordini da zone extra- Ue, che finora avevano tenuto, hanno evidenziato variazioni positive solamente per il 10% degli intervistati. Il 15% denuncia un calo della manodopera. A soffrire particolarmente sono molti settori: l’abbigliamento, il chimico, il metallurgico e siderurgico, la meccanica tradizionale e i mezzi di trasporto.

MA SONO le previsioni a spaventare l’imprenditoria locale che vede ancora in discesa la produzione, le vendite, l’occupazione, vista in diminuzione dal 32% del campione di Aib. Per tutto il primo semestre del 2009 non si intravedono da via Cefalonia miglioramenti della situazione. Pure in Api il pessimismo è forte. «Quanti riapriranno dopo l’Epifania? Cominceremo a fare il conto dei morti», è la tragica previsione di Gaburri. «Senza interventi centrali mirati alle pmi, se non ci diranno cosa, come, quando faranno, il negativo passaggio dall’estate all’inverno diventerà un passaggio all’inferno» è l’amaro gioco di parole del presidente.

IL PEGGIORAMENTO è così rilevante e repentino da far temere il peggio. Molte fabbrichette bresciane lavorano per l’industria europea e la recessione dei Paesi partners sta arrivando come altra valanga. Si è innestato un ciclo perverso da spezzare. Le banche stringono, le imprese chiudono con ripercussioni sul mercato azionario, per cui le banche tornano a stringere. «Serve una boccata d’ossigeno dal governo e la Bce deve abbattere i tassi». Ne è convinto Spinelli che giudica «fuori dal mondo» gli esigui ribassi della Banca centrale europea.









Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro