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Il ministro Maroni spiega l’iniziativa nata con Amato e virata in «ottica federalista»

Sicurezza, Brescia parte prima delle metropoli

di MARIO PARI
— BRESCIA —
BRESCIA prima di Roma. Il patto per la sicurezza ieri è stato firmato nella città della Leonessa, oggi la stessa cosa accadrà a Roma. «Pe...
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2008-07-29
di MARIO PARI
— BRESCIA —
BRESCIA prima di Roma. Il patto per la sicurezza ieri è stato firmato nella città della Leonessa, oggi la stessa cosa accadrà a Roma. «Per una volta Brescia è venuta prima della capitale» ha detto il ministro degli Interni Roberto Maroni, prima di siglare il patto che al centro pone la sicurezza della città. Il ministro ha peraltro precisato che l'iniziativa è nata con il suo predecessore, il ministro Amato, ma che poi, da lui e dall'attuale Governo è stata rivista in «ottica federalista». E ha anche aggiunto che non è destinata «solo al capoluogo, ma anche a tutti gli enti che vi vorranno aderire». Erano in tanti ieri pomeriggio, sulle sedie elegantemente ricoperte del salone Vanvitelliano, a palazzo Loggia. Prima di Maroni è intervenuto Adriano Paroli, primo cittadino di Brescia, che ha spiegato l'importanza del patto, di come la sua attività di parlamentare, svolta insieme a quella di sindaco, gli abbia consentito di ridurre i tempi in questa vicenda. Poi ha preso la parola il ministro, ha detto che Brescia «è una città media» e che «per questo il patto assume un significato particolare, da quello che avrà in città come Roma, Napoli e Milano». I due binari su cui scorrerà l'applicazione del patto saranno: «Massimo rigore e massima applicazione». E proprio Brescia deve diventare «un laboratorio sul fronte della sicurezza». In quanto ai contenuti, gran parte era già stata resa nota. Ciò che funge da massimo comune denominatore, è, secondo quanto è stato spiegato, l'interazione tra Stato e Comune. A chi ha chiesto quali interventi specifici si sarebbero realizzati, il ministro ha spiegato che non sono previsti espressamente proprio per consentire a ogni comune d'agire secondo le proprie specificità. Si è parlato, com'era prevedibile, di campi nomadi. Un po' perché è un argomento affrontato nel patto, dove si parla espressamente di "Un gruppo di lavoro" che verrà istituito dal prefetto, con la partecipazione di rappresentanti del Comune, delle forze di Polizia, dei rappresentanti degli enti di volta in volta coinvolti nelle problematiche e di ogni soggetto ritenuto necessario per la gestione del fenomeno del nomadismo.

MA MARONI ha anche colto l'occasione per ribadire parlando dei campi nomadi, che è falso dire che che quello del governo è un intervento su base etnica. Ci sono migliaia di campi nomadi in Italia dove non si sa chi vive. È necessario identificare le persone che vivono, tenendo presente che ci sono molti bambini che quando va bene sono costretti con l'accattonaggio, se non utilizzati per il traffico di organi. Ci sono bambini che in quei campi sono costretti a vivere con i topi. Maroni, prima di lasciare Brescia ha anche reso omaggio alle vittime della strage di piazza della Loggia, soffermandosi per qualche istante davanti alla stele posta dove il 28 maggio 1974 scoppiò la bomba che uccise 8 persone e ne ferì 100.









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