Bergamo. 3 ottobre 2017 - L’estate scorsa Bryan Cristante sembrava uno dei tanti talenti perduti del nostro calcio. Passava in sordina, sotto la regia del Benfica che lo ha sotto contratto, da un Palermo dove aveva giocato con il contagocce ad un Pescara in predicato di fare una stagione da squadra materasso. Da un prestito all’altro. In cerca di un rilancio su cui pochi credevano.

Quindici mesi dopo, fresco del gol che è valso il 2-2 all’Atalanta contro la Juventus, approda in azzurro, convocato dal ct Ventura per le gare contro Macedonia e Albania, a coronamento di un 2017 da incorniciare. L’anno della rinascita calcistica di un ragazzo su cui Gian Piero Gasperini è sempre pronto a sbilanciarsi in pubblico, elogiandone qualità e duttilità. Trequartista dai piedi buoni che sa attaccare gli spazi, ma anche chiuderli, prezioso in mediana in un centrocampo a quattro, devastante se utilizzato dietro le punte. Per informazioni a riguardo chiedere allo sbigottito Ronald Koeman, che tre settimane fa, nella serata storica del 3-0 atalantino all’Everton, ha pagato a caro prezzo la troppa libertà di manovra concessa a Cristante, autore di giocate decisive e della terza rete nerazzurra. Forte fisicamente, grande corsa, veloce, pericoloso nello stacco con i suoi 188 centimetri: quest’anno di testa ha già incornato Reina a Napoli e Buffon l’altra sera nel 2-2 di Bergamo. Questo il ritratto di Cristante, friulano di San Vito al Tagliamento, talento precoce e purissimo. Ragazzo che sembrava destinato ad una carriera tutta in discesa. A 14 anni lo prende il Milan. Massimiliano Allegri, che recentemente lo ha definito “il nuovo Khedira”, lo fa debuttare tra i professionisti in Champions contro i cechi del Viktoria Plzen, a soli 16 anni. Due anni dopo, sempre con Allegri, le prime apparizioni in serie A e la prima rete, a 18 anni, proprio contro l’Atalanta. Quasi un segno del destino.

Poi a sorpresa la separazione con il Milan, che non crede nel ragazzo, e la cessione appena 19enne al Benfica. Nell’anno e mezzo con i lusitani poche apparizioni in campionato e qualche gettone in Champions, fino al rientro nel nostro campionato. La breve tappa a Palermo, poi quella a Pescara. La rinascita a gennaio, con l’arrivo alla Dea per sostituire Gagliardini, qualche panchina all’inizio, poi titolare fisso da aprile, con tre gol pesanti nella cavalcata trionfale dei nerazzurri fino al quarto posto e al record dei 72 punti stagionali. Quando gli si chiede del Milan Cristante risponde tranciante: «Nessun rimpianto. Ho fatto le mie scelte e le rifarei mille altre volte». Ad agosto, parlando dal ritiro, spiegava di sognare la maglia azzurra ma senza farne un’ossessione. «Io penso all’Atalanta. Solo se offrirò buone prestazioni con questa maglia potrò arrivare in Nazionale». Detto fatto, l’azzurro è arrivato. Ma il futuro è anche nerazzurro: l’Atalanta da mesi, sotto traccia, sta lavorando con il Benfica (a luglio i Percassi hanno incontrato i vertici del club di Lisbona) per riscattarlo a titolo definitivo. Per la gioia di Gasperini, che lo ritiene indispensabile.