Al mondo del calcio: "Chi ha da proporsi si proponga ora e non in situazioni più spiacevoli. Finora risultati non ce ne sono. Sarebbe auspicabile un maggior movimento in quella direzione"
Cremona, 3 febbraio 2012 - Farsi avanti, parlare, chiarire, collaborare. Lo facciano non solo i giocatori ma anche i dirigenti. Dopo l’incontro durato due ore con il procuratore federale Stefano Palazzi, Roberto Di Martino si rivolge per la prima volta, direttamente, alla dirigenza del calcio. Lo faccia e lo faccia “prima”.
Mentro una informativa dello Sco conferma la presenza degli «zingari» nell’albergo del Genoa in occasione di Lazio-Genoa, come dichiarato da Gervasoni, il procuratore affonda i colpi: «Le cose prima o poi vengono fuori. Molte ne sono venute fuori e molte ne verranno. E’ nell’interesse di calciatori e anche di dirigenti chiarire le situazioni prima che avvengano degli ‘infortuni’».
Senza citazione esplicita, altre parole del procuratore si riferiscono all’appello di Cristiano Doni, al «chi sa parli» dell’ex capitano dell’Atalanta: «Gli appelli lanciati da qualcuno ben vengano. Ma chi ha fatto questo appello non ha detto tutto quello che sapeva. Il calcio finora non è compromesso. Questa è una vicenda marginale, certo però che l’inchiesta si allarga sempre più. Quindi mi associo a questi appelli di parlare. Chi ha da proporsi si proponga ora e non in situazioni più spiacevoli. Finora risultati non ce ne sono. Sarebbe auspicabile un maggior movimento in quella direzione».
Collaborare, quindi. Anche in vista di sconti da parte della giustizia sportiva? La risposta viene da Palazzi, giunto sotto il Torrazzo risalendo lungo l’Italia pietrificata dal gelo e in attesa di raggiungere la procura di Bari nella giornata di oggi: «Le norme del codice di giustizia sportiva lo prevedono all’articolo 24. Un articolo che è già stato applicato nella precedente tranche. I tesserati conoscono la norma e ne hanno usufruito». I tempi dell’inchiesta federale? «I tempi saranno, me lo auguro, i più brevi possibili. Verrà stilato un calendario delle audizioni che sarà reso pubblico».
L’inchiesta di Cremona. Molta attesa per i risultati della missione in Ungheria della squadra mobile cremonese. Altre figure potrebbero affiancarsi a quella di Gabor Horvath, 28enne giocatore blindato con l’accusa di avere alterato incontri della sua squadra e di essere un anello di congiunzione fra gli «zingari» e il gruppo di Singapore. «Gli ungheresi — conferma di Martino — ci hanno chiesto dei dati e noi abbiamo chiesto i verbali degli interrogatori di Horvath e di alcune persone. In Ungheria, oltre a Horvath, ci sono altri indagati, altri arrestati. E’ un ramo di questa storia».
di Gabriele Moroni