Bergamo, 22 luglio 2017 - Meno "Neet" tra i giovani bergamaschi, ma rischiano di accentuarsi le disparità tra maschi e femmine. Nella provincia orobica sono diminuiti complessivamente i giovani tra i 15 ed i 29 anni di età che non lavorano e non studiano (la sigla è l’acronimo di "not in emplyment, education or training"). Dopo essersi portati stabilmente al di sopra delle 30mila unità tra il 2012 e il 2015, nell’ultimo anno, secondo rielaborazioni camerali dall’indagine “Forze Lavoro” di Istat, sarebbero scesi a 28mila persone (-6,6%).

Rapportato alla popolazione residente della stessa classe di età (167.000 giovani tra i 15 e i 29 anni), il tasso dei Neet è a Bergamo al 17%, contro il 24,3% medio dell’Italia (la media europea è del 14,2%). Il calo è notevole se si pensa che nel 2015 si era raggiunto il picco più alto con il 21,5%. Se il ridimensionamento del fenomeno è un dato sicuramente positivo, dal rapporto emergono anche alcune ombre.

Innanzitutto, il tasso di Neet a Bergamo resta leggermente peggiore rispetto alla media lombarda (16,9%) e ancor più rispetto all’area di Milano (15,9%). Inoltre, guardando alle differenze di genere, si nota che i Neet maschi sono praticamente dimezzati (sono passati dai circa 18mila del 2015 ai 9.174 del 2016), mentre tra le femmine i numeri sono addirittura in aumento (da 17.900 del 2015 a 19.200 del 2016). Una disparità di genere importante, che può essere in parte spiegata dalla recente ripresa dell’industria, dove prevale tradizionalmente il lavoro maschile, ma che, come si legge nella ricerca, ha anche radici e implicazioni sociali ben più ampie.