Bergamo, 20 aprile 2016 - La posta in gioco è alta e, per questo, dopo anni di confronti anche aspri, i sindacati di categoria dei lavoratori metalmeccanici, dopo due anni di iniziative separata tornano a fare fronte comune su un tema cruciale come quello del rinnovo del contratto nazionale. La trattativa, in certe fasi serrata, con le rappresentanze di Federmeccanica e Assistal non ha finora ottenuto i risultati sperati: per questo, anche a Bergamo oggi gli addetti del settore incrociano le braccia per 4 ore, in concomitanza con lo sciopero nazionale proclamato da Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil. Ed a Bergamo, nelle vie del centro, si svolgerà una manifestazione unitaria.

In provincia i lavoratori metalmeccanici coinvolti nella mobilitazione sono, complessivamente, circa 40mila e le segreterie sindacali orobiche fanno appello alla partecipazione: «Per ottenere un’intesa che tuteli il reale potere di acquisto dei salari e che, dal punto di vista delle regole, torni a essere elemento solidaristico dell’intero settore - dice il numero uno della Uilm di Bergamo, Angelo Nozza - occorre che vi sia, oltre alla coesione, la presenza di quanti comprendono che in questo delicato passaggio c’è in gioco il futuro di un pezzo importante dell’industria Italiana».

Il ritrovo per la manifestazione unitaria, è fissato per le 9.30 in piazzale Marconi, di fronte alla stazione ferroviaria: lo sciopero, come detto, si svolgerà durante le prime 4 ore per chi lavora “a giornata”, mentre per i lavoratori dei diversi turni l’astensione da ogni attività è prevista per le ultime 4 ore del turono. «A Federmeccanica e Assistal –- dice il segretario della Fiom di Bergamo, Eugenio Borella – abbiamo ribadito di ritenere inaccettabile la proposta sul salario e sul sistema contrattuale che non riconosce nessun aumento al 95% dei lavoratori. Puntiamo a far cambiare idea alla controparte per giungere a un’ipotesi di accordo che intendiamo, poi, sottoporre al voto dei lavoratori nelle aziende di tutto il Paese».

L’ultimo incontro fra le parti risale al 24 marzo scorso: da allora, dopo la proclamazione dello stato di agitazione, non è più seguito, come riferiscono i sindacati, alcun segnale utile a far ipotizzare la possibilità concreta di raggiungere un’intesa. «Se passasse la proposta di Federmeccanica – rimarca Luca Nieri, che guida la Fim Cisl provinciale –, i dipendenti di molte aziende bergamasche dovrebbero aspettare anche 12 anni prima di vedersi riconosciuto un aumento “nazionale”. Infatti, il loro stipendio, contrattato localmente, si dovrà in qualche modo allineare alle buste paga di realtà assai diverse. Questo – secondo il sindacalista bergamasco – porrebbe problemi di discriminazioni tra lavoratori e tra aziende e causerebbe la perdita di valore del contratto nazionale».