Bergamo (21 luglio 2017) - Meno cassa integrazione nelle aziende metalmeccaniche, ma il lavoro non decolla visto che il numero degli addetti è passato dai 4.079 del giugno 2016 ai 2929 dei primi sei mesi di quest’anno. Bergamo è una delle aree più coinvolte dalle situazioni di crisi, con 58 aziende e 2796 lavoratori a rischio, circa il 19% del totale lombardo: numeri che la collocano al secondo posto in Lombardia, solo dopo Milano. E’ quanto emerge dal 43° rapporto dell’Osservatorio sulla crisi e l’occupazione, promosso dalla Fim Lombardia, che rileva sistematicamente i dati nelle circa 7.000 aziende con oltre 550.000 lavoratori della regione. In generale, a Bergamo come in tutta la Lombardia, nel primo semestre 2017 c’è stata una forte contrazione delle imprese coinvolte da situazioni di crisi. Il numero del ricorso alla «cassa» è calato del 16,83% rispetto allo scorso semestre e del 51,80% rispetto allo stesso periodo del 2016.

«Dopo la crisi degli anni precedenti – spiega il segretario generale Fim Cisl Bergamo, Luca Nieri – le aziende metalmeccaniche bergamasche sembrano ripartite». Secondo il sindacato, il settore auto si è ripreso da tempo, come anche il settore valvole. Segnali di miglioramento sono riscontrati anche nel settore agricolo. «Grosse preoccupazioni – prosegue Nieri permangono nel settore dell’artigianato, che dal 2017 è sprovvisto della cassa in deroga poiché non più finanziata, e seppur utile, resta insufficiente il Fondo di solidarietà bilaterale. Diventa sempre più strategico che le parti sociali facciano partire a livello territoriale gli osservatori, per meglio comprendere andamento e prospettive del settore metalmeccanico bergamasco».