Bergamo, 12 giugno 2016 - Tassi dei mutui al minimo e maggiore propensione (pur se temperata da molte cautele rispetto al passato) delle banche a concederli grazie alle iniziative di sostegno al credito della Banca centrale europea. Ci sono anche questi fattori macroeconomici – oltre al considerevole calo dei prezzi, che rende parecchie operazioni molto più appetibili – all’origine della crescente fiducia (dopo anni di blocco del mercato a causa della perdurante crisi) nelle compravendite degli immobili. Anche in Bergamasca dove, come conferma il Sentiment di Fimaa Lombardia, il Coordinamento regionale delle associazioni della Federazione italiana mediatori agenti d’affari che aderiscono a Confcommercio, gli acquisti di case sono in crescita pressoché ovunque per il 75% degli operatori del settore coinvolti nella ricerca.

Luciano Patelli, coordinatore regionale di Fimaa e presidente dell’organizzazione orobica, lo evidenzia con soddisfazione: «C’è voglia di comperare e, soprattutto, di comperare la prima casa che, tanto nelle abitudini degli italiani quanto nella nostra provincia, continua a costituire, pur fra alti e bassi, un bene pressoché irrinunciabile». Il fattore-prezzo rimane decisivo: «Quelli degli alloggi – aggiunge Patelli – si adeguano sempre di più al mercato e alla capacità di spesa dell’acquirente e si sono ridimensionati negli ultimi anni anche del 35-40%. Oggi si compra casa in base alle proprie disponibilità economiche. E per una famiglia di tre-quattro persone il budget va dai 150 ai 200mila euro».

Attenzione, però: il movimento del settore non coinciderà, almeno nel breve periodo, con rialzi per i proprietari: «Anzi – puntualizza il presidente di Fimaa Bergamo – ci potrebbero essere ulteriori, seppur limitate, contrazioni». Notizie positive, inoltre, per gli immobili nuovi, da tempo al palo: a Bergamo, come in Lombardia, 2 compravendite su 10 sono riferite ad appartamenti di recente costruzione: aumenta soprattutto la domanda per trilocali e quadrilocali, in calo i mono e i bilocali. In ogni caso il 90% degli acquirenti seguita ad avere necessità di un mutuo mentre le permute fra appartamenti, per motivi fiscali, rimangono minoritarie: le sceglie solo il 2% degli acquirenti. Minore ottimismo, infine, per il mercato non residenziale: «Registriamo – conclude Patelli – un eccesso di offerta nelle locazioni commerciali a fronte di una domanda che resta ridotta per i capannoni industriali e a livelli appena sufficienti per uffici e negozi».