Milano regno della pasticceria, a Lodi la palma della più "dinamica" del 2011, buone prestazioni anche a Bergamo e Brescia. E il doc lombardo conquista anche l'estero
Milano, 17 novembre 2011 - Va bene la crisi, ma a tavola se appena si può non si rinuncia a trattarsi
bene. Almeno sembra essere questo il leitmotiv dei lombardi. La regione, infatti, ha registrato nell'ultimo anno, secondo i dati di Confartigianato Lombardia, una crescita delle imprese dell'artigianato alimentare pari al quattro per cento. Sono quindi 10.654 le imprese che operano nel settore della buona cucina.
In crescita così il numero di tutte le ditte appartenenti ai vari settori: quello della pasticceria e dei panifici
è passato da 4.835 del 2010 a 4.934 del settembre 2011. Quello dei servizi di ristorazione e cibi da asporto
da 4.312 a 4.583. Piccoli incrementi, va da sé, ma l'aspetto interessante è che hanno riguardato tutti gli ambiti
presi in esame e ciò significa in termini occupazionali che nelle dodici province lombarde i 33.192
addetti non conoscono l'ombra della disoccupazione. In cima alla lista non poteva non esserci
la capitale lombarda, Milano, che è quella che registra il maggior numero d'imprese presenti (2.712, pari al 25,5% del totale regionale), seguita da Brescia (15,5%) e Bergamo (12,7%). Tuttavia, è la piccola provincia di Lodi a registrare la dinamica maggiore con una crescita dell'8 per cento delle imprese alimentari. Tallonata da vicino anche in questo caso da Milano (+6,9%) e poi da Monza e Brianza (+5,1%) e Cremona (+4,5%)
Pasticcerie e panifici. Se la glicemia dei milanesi è più alta della media del resto dei lombardi e degli italiani
non stupitevi. E' infatti nella metropoli - patria del panettone - che si osserva il numero maggiore di panifici
e, soprattutto, pasticcerie. La città si ritaglia così quasi il 25% del totale regionale. Pasticcerie che mai come in queste settimane sono al lavoro da mattina a sera per sfornare panettoni e pandori.
E' sempre la ricerca di Confartigianato Lombardia a mettere in luce che poco meno di 2 milioni e mezzo di lombardi metteranno un dolce di produzione artigianale, con il panettone naturalmente in prima linea, sulle tavolate delle feste.Una tendenza, la preferenza al prodotto di laboratorio rispetto a quello industriale, che ha messo radici più nelle regioni del Nordovest con il 30% dei favori - Lombardia, Piemonte e Liguria - rispetto, ad esempio, al centro (25,5%) o al Triveneto (28,3%). Niente di sorprendente: in tutta la Lombardia panifici e pasticcerie sono 4.934. Solo la Sicilia la supera con 5.641. Mentre Lazio con 2.778, Piemonte con 3.316 e Campania con 4.200 sono ben distanziate.
E la tradizione alimentare lombarda fa breccia all'estero. Richiestissimi oltrefrontiera un po' tutti i 24 prodotti
cosiddetti "Dop" (Denominazione di origine protetta) o "Igp" (Indicazione geografica protetta) lombardi. Dagli oli
grassi e vegetali - che paiono proprio essere i più richiesti: l'export 2011 rispetto al 2010 è pari al 24,6% - alle
bontà lattiero-casearie (+13,9%). Bitto, gorgonzola, grana padano e parmigiano, provolone, quartirolo
e taleggio spopolano. Ma anche la carne lavorata, è il caso del Salame Brianza, piuttosto che pesce, crostacei e molluschi lavorati e conservati. Quantomeno curioso per una regione che nemmeno si affaccia sul mare.
"Se si prendono in esame le vendite all'estero dei primi sei mesi dell'anno i Paesi con la maggiore domanda di alimentari di produzione lombarda sono la Francia, dove viene venduto il 16,5% delle nostre esportazioni, seguita dalla Germania con il 14% e dal Regno Unito con il 7,2%", spiega il presidente di Confartigianato Lombardia Giorgio Merletti. Tutto in nord e centro Europa, dunque, a dimostrare i legami da sempre preferenziali della Lombardia con i vicini del Vecchio Continente. Svizzera compresa. I vicini elvetici si sono ritagliati una quota dell'export lombardo del 7,1%. Che la formaggella di Luino stia facendo concorrenza all'emmenthal?
di Ivan Albarelli