Bergamo, 3 dicembre 2017 - Caravaggio, Modigliani, Van Gogh: artisti amati più ancora che apprezzati, vite arricchite da aloni di leggende, più romantiche o più drammatiche, o insieme. Come loro, Raffaello: appena trentasette anni per conquistarsi un posto d’onore nella storia. Fra poco piú di due anni, il 6 aprile 2020, il mondo, lo si può affermare senza timore di esagerare, celebrerà il quinto centenario della morte dell’autore di tanti capolavori assoluti. E Bergamo, forte di quell’Accademia Carrara che vanta fra i suoi tesori più preziosi il “San Sebastiano”, ha deciso di giocare d’anticipo. Presentando a Milano, con di Giorgio Gori, sindaco della città orobica e presidente della Fondazione Carrara, “Raffaello e l’eco del mito”, la straordinaria mostra che si aprirà il 27 gennaio 2018 per offrirsi ad appassionati e ammiratori sino al 6 maggio. Oltre sessanta opere daranno vita e spessore all’esposizione che, come accennato, prenderà avvio dal “San Sebastiano” della Carrara, opera proveniente dal lascito di Guglielmo Lochis, che donò la sua raccolta alla città di Bergamo dopo la metà dell’Ottocento.

Dipinto ancora non studiato esaurientemente: e la mostra ha costituito l’occasione per affrontare nuove analisi, come si potrà leggere nel catalogo edito da Marsilio Electa. Dipinto che verrà anche posto in dialogo con opere di autori pure amanti e dello stesso tema iconografico e del genere del ritratto sullo sfondo del paesaggio: l’Hans Memling del “Ritratto d’uomo”, il Pietro de Saliba di un altro “San Sebastiano”, il Boltraffio e altri. Allestita negli spazi della Gamec, la mostra si strutturerà in accurate sezioni. Il Raffaello dei primi anni, tredici capolavori che attestano la magistrale capacità di rinnovamento del linguaggio artistico. Riunite per la prima volta, con provenienze persino da oltreoceano, la “Pala Colonna” e la “Pala del beato Nicola da Tolentino”. Poi le opere nate nell’ambiente culturale di Raffaello, dal padre Giovanni Santi al Perugino, al Signorelli, al Pinturicchio. E, ancora, introdotti dalla mitica “Fornarina”, i quadri ottocenteschi, ispirati appunto dal “mito” e le opere datate Novecento, citazioni, tributi, rivisitazioni: de Chirico e Picasso, Ontani e Salvo, sino a Christo, Vezzoli e Paolini.