Bergamo, 1 aprile 2017 - «Non insabbiate prove tangibili sotto gli occhi di tutti, concedete la visione dei reperti in possesso delle autorità, fate effettuare una superperizia». È l’appello contenuto in una lettera che Massimo Bossetti ha scritto ai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Brescia che lo processeranno dal 30 giugno. La lettera del muratore di Mapello, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, è stata mandata in onda ieri sera nella puntata di “Quarto Grado“. In studio l’avvocato Claudio Salvagni, difensore con Paolo Camporini. «Possiate una volta per tutte far luce, chiarezza, trasparenza su tutto - scrive Bossetti - in me c’è tanta sofferenza, la sofferenza pura di chi si interroga e non trova risposte se non altro dolore». 

«Vi chiedo di non accecarvi occultando e insabbiando evidenze, prove tangibili sotto gli occhi del mondo intero. Se veramente come me avete sete di verità e giustizia, allora dimostratemelo». La difesa ha sempre lamentato la mancata visione dei reperti, a cominciare dagli slip e dai leggings della tredicenne di Brembate di Sopra su cui rimase il Dna di “Ignoto 1”, poi identificato in Bossetti. «Concedetemi - scrive sul punto - la visione di tutti i reperti in possesso delle autorità competenti che ancora oggi alla mia difesa non è mai stata consentita la possibilità di visionare e garantitemi col massimo Vostro rispetto di poter effettuare una superperizia affidandola ad analisti che non siano né dell’accusa né della difesa, ma imparziali, affinché si possa fugare ogni ombra di dubbio e garantirvi la certezza nella mia innocenza ed estraneità ai fatti».

«Combatto principalmente per me stesso affinché mi venga restituita la mia vita, la mia libertà di cui sono stato ingiustamente derubato e perché la mia persona di marito, padre e figlio, infangata, denigrata, insultata, istigata addirittura nel confessare falsità, maltrattata in tutti i modi possibili ritrovi luce nella giustizia vera», prosegue. Il nome della giovane vittima ricorre in due passaggi. «La società ha sete di verità - scrive Bossetti - se non volete farlo per me facciamolo tutti per Yara, la povera Yara, l’angelo di tutti noi che malvagiamente, sadicamente, è stata strappata dalla sua innocente quotidianità privandola di tutto quello che lei amava e a distanza di anni, lunghi anni ancora oggi lassù aspetta il suo dovuto riposo in pace». «Spero e mi auguro che la verità, qualunque sia, possa trionfare senza la minima ombra di dubbio. Lo si deve a Yara e anche a tutti noi, che abbiamo trepidato per la sua sorte». Poi conclude con un appello. «signori giudici col cuore in mano vi sto parlando, se tenete alla vita di una persona e nel rispetto, nell’amore dei suoi figli, per favore non oscuratevi anche voi dalla realtà di fronte alla verità, datemi l’opportunità di una vera giustizia. Fate luce, illuminate quel grandissimo lato oscuro. Abbiate il coraggio di far luce su un’equa vera giustizia, luce sulla verità, luce sulla mia più totale innocenza».