Bergamo, 10 gennaio 2018 - Quattro anni, più 40mila euro come risarcimento. È la richiesta dell’accusa per Gemma Florinda Lazzarini, 55 anni, di Nembro, due lauree (una in Scienze politiche e l’altra in Economia) finita a processo per peculato, abuso di ufficio e falso per 35.670 euro di retribuzione di risultato liquidati a se stessa quando svolgeva la funzione di direttore dell’Unione Media Val Cavallina (che comprende i Comuni di Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) e responsabile del servizio amministrativo contabile, e altri 14.237 al direttore dell’ufficio tecnico, l’architetto Fulvio Leoni. La sentenza (presidente del collegio, Giovanni Petillo) era prevista per ieri, ma è slittata a questo pomeriggio. Il punto della vicenda ruoto tutto attorno alle schede di valutazione, necessarie, secondo il pm Maria Esposito, per decidere quanti soldi spettano alla funzionaria. Schede che, però, non ci sono. Secondo l’imputata (difesa dall’avvocato Mauro Angarano) invece, per l’incarico che aveva ricoperto, l’indennità le spettava, era la prassi: indipendentemente dalle schede di valutazione. In mezzo, un ginepraio di leggi, regolamenti, mansioni del pubblico impiego.

Il cambiamento, nel 2009, con la riforma introdotta dall’allora ministro Brunetta che ha introdotto il concetto di performance. La Lazzarini, sospesa dal servizio dal gennaio 2017, ne era a conoscenza (ha prestato servizio come direttore all’Unione Media Val Cavallina in pratica da quando è sorto, 1998, fino al marzo 2015) ed è stata lei stessa, quando è stata chiamata in causa, ad ammetterlo. Nel 2011 aveva predisposto una bozza di delibera perché il Consiglio dell’Unione introducesse le modifiche, discussione che poi è glissata. Fino al 2015. Il ragionamento del pm è che l’imputata nel frattempo abbia continuato a liquidarsi le indennità anziché sospenderle. Gemma Lazzarini, a quella domanda ha risposto punto su punto, con tanto di documentazione ribadendo di non aver mai preso un centesimo che non le spettasse “anzi era una minima parte". Insomma, carte alla mano, la ex funzionaria non avrebbe preso denaro in più, anzi “ho fatto risparmiare all’Unione 149.000 euro”. Però per il 2012 e il 2013 sono spuntate le schede di valutazione con le firme dell’allora presidente dell’Unione, Massimo Armati. Firme false, ha contestato il pm. L’imputata ha assicurato di non averle messe lei. Non così per l’accusa che ha chiesto quattro anni.