Bergamo, 19 marzo 2017 - Lo stalking non conosce sesso. Lo dimostra la situazione paradossale che ha vissuto una 45enne dell’hinterland bergamasco che, a partire dal 2015, è stata costretta a subire minacce e insulti da parte di un’altra donna, 40 anni, che era diventata l’amante di suo marito. La 40enne, che per questo è stata rinviata a giudizio non si era accontentata di aver portato via il coniuge alla sua presunta vittima, ma, in preda ad una rabbia cieca, le avrebbe inviato decine di sms sul cellulare («Ti devi rassegnare, tuo marito sta con me», il tenore dei messaggini), ma le avrebbe anche mandato pacchi di lettere a casa, nelle quali le dava della «cornuta» e della «poveretta».

Un anno e mezzo di “torture”, condite anche da telefonate mute a qualsiasi ora del giorno e della notte. Insomma, una vera e propria persecuzione. Anche quando sembrava che le acque si fossero calmate, la 40enne, sempre stando alle accuse, tornava puntualmente alla carica. Fino a quando, nel 2016, la vittima ha deciso di dire basta: si è recata dai carabinieri e ha denunciato la rivale in amore. Prima, però, ha avvertito delle sue intenzioni il marito che, preso alla sprovvista, ha negato di avere intrecciato una relazione con la 45enne. L’uomo non avrebbe mai pensato di trovarsi ad affrontare una situazione del genere. Pensava che le accuse mosse dalla consorte fossero una fissazione della donna. E invece la 45enne avrebbe continuato a ricevere sms e lettere dall’altra donna. Perchè lo stalking è così: non conosce limiti. L’imputata, da parte sua, ha sempre negato le contestazioni e ha scelto di difendersi a processo, preferendo non chiedere al giudice dell’udienza preliminare il giudizio con riti alternativi.