Bergamo, 29 dicembre 2017 - Dopo le polemiche e i presidi di protesta, adesso è il momento di tirare le somme. Secondo Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Bergamo, sono state alte le adesioni allo sciopero indetto il 26 dicembre all’Oriocenter contro l’apertura del centro commerciale il giorno di Santo Stefano.

Nelle aziende sindacalizzate, tra astensioni (possibili in relazione al non obbligo di lavoro festivo) e adesioni, lo sciopero ha raggiunto una media del 60% tra Iper, Apple, H&M, Zara, Autogrill e McDonald. Nelle aziende non sindacalizzate e nei piccoli negozi, dove c’è una media di quattro dipendenti e dove il numero di stagisti e precari è elevato, l’adesione fra astensione e sciopero è stata invece del 25%.  Molte, sempre stando ai dati forniti dai sindacati, sono state le lavoratrici che non hanno scioperato in quanto da sole in turno e che pertanto non se la sono sentita di far multare la propria azienda, mentre altre aziende avrebbero fatto ricorso al “lavoro somministrato”. E questo è indicativo, per le rappresentanze sindacali, rispetto al successo dello sciopero.

«Abbiamo deciso di sollevare il problema in modo forte e convinto - sottolineano Mario Colleoni, Alberto Citerio e Maurizio Regazzoni, rispettivamente segretari generali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil - perché le libertà individuali non devono essere limitate. Ci preme sottolineare che almeno 600 lavoratori senza il nostro sciopero avrebbero dovuto lavorare e questo significa 600 persone che hanno potuto vivere liberamente le festività». I tre rappresentanti sindacali concludono l’analisi della mobilitazione all’Oriocenter con una stoccata ai circa 70mila clienti che il 26 dicembre hanno preso d’assalto il centro commerciale: «L’augurio è che i clienti che hanno frequentato il centro quel giorno comprendano il sacrificio dei lavoratori che erano operativi durante i festivi. C’è un tema di natura culturale, etica e sociale relativa all’impatto che le aperture indiscriminate hanno su milioni di lavoratori e famiglie: tentare di aprire una vertenza su questo aspetto ha consentito di imbastire un dialogo con pezzi di mondo politico e di realtà sociali che, ci auguriamo, possa portare nel futuro a scelte meno ideologiche ed a un lavoro più a misura di uomini e donne».