Bergamo, 7 febbraio 2018 - La rapina al supermercato Conad di Zogno era stata pianificata. A partire dall’acquisto delle armi utilizzate: una pistola mitraglietta tipo Scorpio, un revolver a sei colpi, una pistola a salve Kimar e il travisamento, passamontagna, berretto e scaldacollo scuri. L’assalto al punto vendita rappresentava il modo più veloce e facile per procurarsi soldi: aveva fruttato un bottino di 12mila euro.

Ma i tre rapinatori - Luigi Mazzocchi, 49 anni, di Seriate, con precedenti, da tempo disoccupato; Gianmarco Buonanno, 32 anni, figlio del procuratore di Brescia Tommaso; e il terzo complice che ancora manca all’appello ma che sarebbe già stato individuato - durante l’azione hanno commesso una serie di inciampi che hanno permesso agli investigatori, i carabinieri del Nucleo investigativo di Bergamo e i colleghi di Zogno, di stringere il cerchio. Il primo a essere smascherato è stato Luigi Mazzocchi, arrestato tre ore dopo la rapina: il gip sabato ha convalidato l’arresto. La sua Audi, utilizzata per la fuga, era stata ripresa dalle telecamere. Non solo: alcuni testimoni, tra cui il titolare del punto vendita, avevano annotato la targa. Sul posto era presente anche una seconda vettura, una Lancia Y: alla guida Gianmarco Buonanno. L’auto è intestata al padre ma utilizzata dal figlio. Le telecamere hanno immortalato anche questa. 

Errori grossolani. Poche ore dopo, i carabinieri erano già a Seriate, dove abita Mazzocchi. Lui non era in casa, si era nascosto dentro un garage, sul tettuccio di una Volkswagen Golf parcheggiata. Durante la perquisizione della casa, sono stati trovati i documenti di identità di Gianmarco Buonanno e le chiavi della sua Lancia Y. Una prova schiacciante. Gli investigatori, coordinati dal pm Trigilio, ritengono che il terzetto dopo la rapina si fosse ritrovato a casa di Mazzocchi. Questione di ore e anche Buonanno sarebbe stato preso. Così giovedì, accompagnato dal suo avvocato, Roberto Bruni, è andato in procura e ha ammesso di aver preso parte al colpo. La procura ha raccolto la sua versione, il pm ha chiesto al gip la misura cautelare del carcere che sabato sera alla 22.30 è stata eseguita. I carabinieri lo avevano cercato in una comunità senza trovarlo, era a casa dal fratello Francesco, in città. Il gip nell’ordinanza ha tratteggiato il suo comportamento solo apparentemente collaborativo, limitato ad ammettere l’ovvio, tacendo sulle circostanze utili alle indagini. Questa mattina Gianmarco potrà spiegare meglio la sua versione nell’interrogatorio di garanzia del gip.