Ubiale Clanezzo (Bergamo), 8 settembre 2017 - Aveva chiesto di essere sentito in procura per chiarire la sua posizione in merito alla morte di Mamadou Lamine Thiam Bara, il ventenne senegalese residente con la famiglia ad Almè, morto la sera del 22 luglio dopo un tragico volo di una quindicina di metri in un dirupo, a Ubiale Clanezzo, dove era in programma il “Power Sound Festival”. Ieri mattina, pochi minuti dopo le 9, C.B. 53 anni, operaio, indagato per omicidio preterintenzionale, accompagnato dal suo difensore, avvocato Eugenio Sarai, ha varcato gli uffici di piazza Dante.

Davanti al pm Fabio Pelosi, che sin dall’inizio si sta occupa di questa brutta vicenda, l’uomo ha ribadito sostanzialmente il racconto rilasciato ai carabinieri immediatamente dopo i fatti. E cioè che sarebbe stato solo lui a rincorrere Bara (mentre i frame delle telecamere della zona avevano immortalato tre persone in movimento. Uno è il 53enne, gli altri sono un ragazzo e la sua fidanzata, pure loro indagati in concorso).

Secondo il suo racconto, cercava di fermarlo perché poco prima Bara aveva aggredito un ragazzo che serviva ai tavoli della festa. L’operaio avrebbe rincorso il senegalese fino al cimitero e poi sarebbe tornato indietro. Tant’è che solo il giorno dopo avrebbe saputo che era morto dopo essere finito giù nel dirupo. "L’impressione è che possa esserci stato un scambio di persone", ha sottolineato l’avvocato Eugenio Sarai. Ieri mattina il legale ha presentato in procura una planimetria della zona dove è avvenuta la tragedia e ha chiesto alla procura che vengano ascoltati i body guard in servizio di sicurezza alla festa. Seguendo questa versione dei fatti il 53enne sembra non c’entrare nulla con la morte del ragazzo.

Avrebbe urlato, sì, per bloccarlo. Una versione, che non ha risolto alcuni dubbi. Anche perché ci sono alcune immagini che hanno ripreso l’indagato anche oltre il cimitero. Il problema più grande è costituito dal fatto che le telecamere non hanno ripreso la strada con il guard rail, oltre il quale Thiam è volato giù. Né ci sono immagini su che cosa sia successo prima dell’inseguimento. C’è un altro dettaglio che colpisce in questa tragica vicenda, che aggiunge tinte fosche, così come potrebbe trovare una spiegazione semplice. Una scarpa del ragazzo è stata trovata lungo la scarpata, ma una cinquantina di metri prima del punto in cui è stato rinvenuto il corpo. La versione dell’indagato è che il giovane abbia perso le scarpe mentre scappava. Lui le avrebbe viste quando ha rinunciato a stargli dietro.