Bergamo, 10 agosto 2017 - Che Vladislav Turcan lunedì pomeriggio volesse uccidere lo testimonia il numero di colpi inferti con due coltelli differenti contro il patrigno, Giuseppe Grillo, 40 anni, originario di Carvico. Ben nove fendenti, tutti nella zona del torace, ma uno solo è stato fatale, quello che ha raggiunto la vittima all’ altezza dell’arteria ascellare. Una ferita importante che non ha dato scampo all’uomo. Così si spiegherebbe il lago di sangue attorno al corpo della vittima. In un primo momento si era ipotizzato che la martellata scagliata con potenza (al punto che il manico si è spezzato) potesse aver provocato il decesso. Invece l’autopsia, che si è svolta ieri mattina alla camera mortuaria dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo dall’anatomopatologo Matteo Marchesi ha dato un risultato diverso. Nel frattempo migliorano le condizioni della madre del giovave, Natalia Turcan, 41 anni, moldava. Sottoposta a un delicato intervento alle mani e al torace, l’operazione è andata bene tant’è che ieri i medici hanno sciolto la prognosi. Guarirà in una quarantina di giorni. La donna ha potuto ricevere la visita dei parenti e prossimamente sarà ascoltata dal pm Emanuele Marchisio per capire come andavano le cosa tra lei e il figlio, il motivo di tanto odio e rancore maturato negli anni. Intanto questo mattina alle 9, 30 si terrà l’interrogatorio di convalida in carcere di Vladislav, accusato di omicidio con l’aggravante della premeditazione e tentato omicidio. Il 23enne, difeso dall’avvocato Maurizio Gambetti, lunedì sera in questura ha già rilasciato ampia testimonianza, un lungo racconto compatibile con i riscontri della Squadra Mobile.

Nessuna lite, poco prima dell’aggressione, "avevo discusso con mia madre per via dei cani". Poi nel pomeriggio l’esplosione, una furia omicida. Il giovane anche davanti al gip Marina Cavalleri, dovrà spiegare il motivo alla base del suo gesto, chiarire il tipo di rapporto che c’era con il patrigno e la madre, se è vero che la vittima lo aveva picchiato. Vladislav, subito dopo il fermo, ha detto che da qualche tempo dormiva vestito con un coltellino a portata di mano perché temeva che il patrigno da un momento all’altro potesse aprire la porta della sua camera e aggredirlo.