Bergamo, 9 agosto 2017 - Ha accumulato tanto odio e rancore nei confronti della madre e del patrigno al punto da trasformarsi in un omicida. Un vicino di casa lo ha visto sporco di sangue, mentre con il coltello si accaniva sulla mamma, e lui avrebbe risposto: "Se lo meritano". E’ successo lunedì pomeriggio, dopo le 15, 30 in un appartamento al primo piano di via Mallegori, una traversa di via Bonorandi, quartiere Valtesse. Vladislav Turcan, 23 anni, era diventato una sorta di “bomba a orologeria” pronta a esplodere, questione di tempo.

Pesanti le accuse nei suoi confronti: il pm Emanuele Machisio gli contesta l’omicidio con l’aggravante della premeditazione per l’uccisione del patrigno, Giuseppe Grillo, 40 anni, originario di Carvico. L’uomo, infatti, è stato colpito alle spalle con il martello mentre consultava il tablet in cucina. Senza tralasciare l’accusa di tentato omicidio per l’accoltellamento della madre, Natalia, 41 anni, origini moldave.

La donna, ricoverata al Papa Giovanni dove è stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico, rimane ancora in prognosi riservata. Per compiere lo scempio, il 23enne, che si trova nel carcere di via Gleno, ha utilizzato per quattro armi: un martello, un piccolo coltellino da cui da qualche tempo non si separava, un coltello da cucina, e infine, un coltello con lama grossa, una sorta di mannaia. Davanti al magistrato che lo ha interrogato nella notte, Vladislav, difeso dall’avvocato Maurizio Gambetti, con mente lucida ha fornito la sua versione dei fatti. E così ha spiegato che odiava la madre e non solo il patrigno. La madre perché, secondo lui, non era affettuosa come dovrebbe essere una madre con il figlio. Non le ha mai perdonato di essersi trasferita a Bergamo una quindicina di anni fa, allora clandestina. A Bergamo ha incontrato Giuseppe Grillo e si sono sposati. La coppia gestiva un negozio a Villa d’Adda specializzato in bioculture, terricci, vasi e luci grow romm. Nel frattempo Vladislav è stato da una zia, che gli ha dato quelle attenzioni che avrebbe voluto dalla madre. Arrivato a Bergamo, il giovane ha frequentato per tre anni l’Istituto tecnico informatico, ma è stato bocciato. I suoi gli hanno detto chiaramente di trovarsi un lavoro e che non avrebbero pagato l’iscrizione a scuola.

Ben presto, comunque, Vladislav ha manifestato disagi di adattamento a una nuova realtà: non ha amici, non frequentava nessuno. Spesso è andato in conflitto con i genitori. Ha raccontato che talvolta il patrigno entrava nella camera per picchiarlo o rimproverarlo perché non si trovava un lavoro.. Tant’è che per un po’ aveva deciso di vivere da solo in un monolocale a Piazza Pontida. Tornato a Valtesse, le tensioni invece di stemperarsi sono aumentate. E si arriva a lunedì. Intorno alle 11 la madre chiama Vadislav, gli dice di alzarsi, e di andare a portare fiori i cani. Lui avrebbe risposto di no. Intorno alle 15 è arrivato il patrigno. Poco dopo la mattanza.