Colognola (Bergamo), 27 aprile 017 - C'è un Dna  per cercare l’assassino di Daniela Roveri. Lo ha individuato l’anatomopatologa Yao Chen, dell’Istituto di medicina legale di Pavia, durante gli accertamenti sul corpo di Daniela Roveri, la manager di 48 anni uccisa nell’androne del suo palazzo, a Colognola, la sera del 20 dicembre. Tracce genetiche con cromosoma Y, sul volto e tra la parte alta di un dito e l’unghia della vittima. Posizioni che sono compatibili con la dinamica del delitto.

La donna, inatti, è stata presa alle spalle e uccisa con una coltellata alla gola. È quasi certo che l’assassino le abbia messo una mano sulla bocca per evitare di urlare e invocare aiuto e questo spiegherebbe come mai una traccia è stata “intercettata” proprio sul viso. Il secondo reperto è stato individuato tra la parte alta di un dito e l’unghia della manager. E anche in questo caso ha una sua logica. È quasi certo che Daniela Roveri abbia abbozzato una reazione, avrebbe provato a difendersi dal bruto, forse ha anche ferito l’assassino, un particolare però difficile da stabilire. Certo è che, sulla mano, Daniela Roveri aveva un piccolo taglio, provocato dal tentativo di bloccare la lama del coltello prima che le tagliasse la gola recidendo la carotide.

Sin da gennaio gli uomini della Squadra mobile della questura di Bergamo, coordinati dai pm Davide Palmieri e Fabrizio Gaverini, in gran silenzio stavano “studiando” il profilo su cui concentrarsi per dare un nuovo impulso alle indagini dell’omicidio. Le tracce biologiche, che si trovano nel Gabinetto della polizia scientifica di Torino, sono state utilizzate per centinaia di comparazioni che per ora non hanno dato alcun esito. Così come non avevano portato a nulla le analisi di laboratorio sui capelli e sugli altri reperti piliferi che Daniela Roveri aveva in una mano: i capelli erano spezzati e dunque privi di bulbo da cui poter estrarre un dna. Proprio la traccia genetica parziale rimane come elemento per gli investigatori. Visto che il movente è ancora poco chiaro.

All’inizio gli inquirenti si erano focalizzati sulla pista passionale, anche se la manager (lavorava alla Icra Italia di San Paolo d’Argon, dove si occupava di contabilità) non aveva una relazione fissa. Un partner, conosciuto nella palestra che frequentava a Azzano San Paolo, ha un alibi di ferro. Si è poi passati al vicinato, ma anche in questo non si è arrivati a nulla, nonostante siano stati sentiti e sottoposti a prelievo salivare più di 200 inquilini del condominio di via Keplero, dove abitava la vittima con la mamma, e di altri palazzi della zona.

Indagini sono state fatte da parte dei militari della guardia di finanza sui conti della donna. Aveva uno stipendio da dirigente, amava viaggiare, vestiva bene, spendeva per mantenere questo tenore di vita e dal suo conto corrente erano stati registrati alcuni flussi anomali: come mai? Denaro volatilizzato dal suo conto corrente ma per farne che cosa? Interrogativi a cui gli investigatori stanno cercando di trovare delle risposte.