Bergamo, 4 aprile 2017 - A oltre tre mesi dall’omicidio di Daniela Roveri, la manager d’azienda di 48 anni, uccisa il 20 dicembre all’ingresso del palazzo in cui viveva con la mamma, in via Keplero a Colognola, il mistero resta sempre più fitto. Per gli investigatori sembra difficile inquadrare l’ambito privilegiato cui sui concentrarsi. Lo testimoniano le 205 persone sentite sin qui. Si tratta di parenti, amici e vicini di casa, non solo del condominio dove abitava, ma anche quelli dei palazzi circostanti. Ma gli accertamenti non hanno portato a nessun risultato. 

Oltre ai vicini sono stati ascoltati anche i colleghi di lavoro della vittima: Daniela ricopriva un ruolo di rilievo all’ufficio commerciale della ditta Icra spa di San Paolo d’Argon, specializzata in prodotti di ceramica. Le conclusioni cui erano giunti gli investigatori, che in quella azienda non c’erano mai state difficoltà di nessun tipo. Le verifiche quindi proseguono, tant’è che ora torna in auge, come pista da seguire, la sfera sentimentale, quella degli affetti e degli amori. Nelle prime ore e nei giorni dopo l’omicidio, la squadra mobile si era concentrata su un amico di Daniela, conosciuto in palestra, e con cui aveva intessuto una relazione: mai indagato, l’uomo ha fornito un alibi piuttosto solido. Ma ora gli inquirenti intendono anche approfondire la sua cerchia di amicizie, e anche quelle di uno spasimante di Daniela, pure lui ben presto uscito dai radar della polizia.