Bergamo, 7 ottobre 2017 - Una situazione nazionale di perenne allarme - tre morti in media ogni giorno, dall’inizio del 2017 - e un quadro provinciale drammatico, che ha rimesso in allerta sindacati e istituzioni locali, Prefettura in testa. Fra gennaio e i primi giorni di ottobre, sono stati infatti 11, in Bergamasca, i caduti nei luoghi di lavoro, nove in fabbriche e cantieri del territorio e due, comunque orobici, altrove. Cifre che sembrano quelle di un bollettino di guerra e sulle quali si tornerà a riflettere, domani, in occasione della Giornata nazionale dedicata alle vittime degli incidenti sul lavoro che l’Anmil, l’associazione che riunisce e rappresenta gli invalidi e le loro famiglie, organizza da 67 anni.

«Ci ritroveremo a Cagliari per una grande manifestazione - dice il presidente Franco Bettoni, bergamasco, 56 anni, eletto al vertice nazionale dell’Anmil nel 2014 -. Ogni sezione locale, però, proporrà iniziative proprie. A Bergamo, in particolare, sarà celebrata una messa di suffragio, alle 8.30, nella chiesa di San Bartolomeo e, a seguire, deposta una corona alla Torre dei Caduti in piazza Vittorio Veneto. Tuttavia - aggiunge Bettoni - la commemorazione, doverosa, non basta. Occorre rimboccarsi le maniche per diffondere la cultura della sicurezza». Che non ci sia tempo da perdere è testimoniato dai dati: quelli certificati dall’Inail si fermano a luglio e parlano, per i primi sette mesi dell’anno, di un aumento degli incidenti. In Lombardia l’incremento di quelli denunciati, rispetto al medesimo periodo del 2016, è stato del 4,1% (il dato assoluto supera i 71.300, con 79 morti), a fronte di una crescita nazionale dell’1,3%; in provincia di Bergamo è andata pure peggio: +5,7%, a quota 8.624. «Le leggi ci sono - assicura il presidente Anmil -. Ciò che occorre è una generalizzata sensibilizzazione affinché siano fatte rispettare. Per riuscirci, urge cominciare dalle scuole».

Fra le attività che impegnano l’associazione vi sono, infatti, gli incontri con i ragazzi in ogni parte del Paese: «Noi che abbiamo subito un infortunio - spiega Bettoni - ma abbiamo anche avuto la buona sorte di poterlo raccontare, dobbiamo farci “testimonial della sicurezza” perché nulla può spalancare le menti come le storie che hanno un volto e una voce». Rivoluzione culturale, quindi, e, di pari passo, adeguati strumenti normativi: «Occorre esigere l’attuazione delle regole. La crisi non aiuta. Talvolta ci si rassegna all’inevitabile, dimenticando che può bastare un attimo per cambiare, o stroncare, una vita». Anche le istituzioni devono fare la loro parte: «La forza di una legge - rimarca Bettoni - sta nell’efficacia dei controlli; nella qualità della formazione; nell’emanazione dei decreti, come quello della patente a punti delle aziende in edilizia. Da anni chiediamo l’istituzione di una Procura unica anti-infortuni, un organo inquirente che, in caso di incidente, eviti lungaggini e prescrizioni. Su questo punto dalla politica ci aspettiamo risposte precise».