Bergamo, 5 dicembre 2017 - "È vero, ho fatto quello di cui sono accusata. Ma è il mio modo di essere, così sono stata educata e così ho educato mio figlio. Io voglio bene alle due persone che mi erano state affidate. Mi scuso per quello che è successo, sono mortificata e chiedo perdono alle famiglie dei due e a mio figlio. Mi assumo tutte le mie responsabilità, la cooperativa non c’entra nulla, anzi ho tradito la loro fiducia e di questo sono rattristata".

Si è difesa così, ieri mattina durante l’interrogatorio in carcere, tenuto davanti al gip Federica Gaudino (che sostituiva la collega Ilaria Sanesi, il giudice che ha disposto l’arresto), Sonia Cattaneo, 55 anni, di Valbrembilla, la badante finita in manette con le accuse di aver picchiato, insultato e maltrattato una donna e un uomo, 48 e 50 anni, con sindrome di Down, che per mesi hanno vissuto con lei in una casa di Piazza Brembana gestita dalla cooperativa Il Fiore (estranea alla vicenda) messa a disposizione dal fratello della paziente donna perchè potesse vivere in autonomia. Iil gip non ha modificato la misura della custodia cautelare in carcere, anche perchè il difensore della 55enne, l’avvocato Stefania Russo, non ha fatto, almeno per ora, nessuna richiesta in tal senso.

La badante, che ha fornito la sua versione spesso interrompendosi a causa delle lacrime, era stata inchiodata dalle microspie installate per una decina di giorni dai carabineri in soggiorno, bagno e camera da letto, dopo la denuncia del fratello della paziente donna che, stremata, gli aveva raccontato il suo calvario e di come lei e il compagno vivessero in un autentico stato di terrore. In un’intercettazione si sente la vittima che dice al compagno di sventura: «Senti i passi, sta arrivando. Adesso ci picchia».