Bergano, 19 aprile 2017 - «Dai dati provvisori in nostro possesso pare proprio che il regolamento del Comune di Bergamo per contrastare le ludopatie abbia cominciato a dare risultati significativi». A dirlo è lo stesso sindaco Giorgio Gori, commentando i dati provvisori dei Monopoli di Stato sulla raccolta di gioco nel capoluogo e nella provincia. La tendenza espressa dai numeri è stata di fatto l’introduzione ai lavori dell’incontro a Palazzo Frizzoni tra i sindaci della zona omogenea urbana di Bergamo, a cui si è aggiunto Seriate, per presentare anche ai Comuni limitrofi il regolamento anti-ludopatia adottato a Bergamo nel luglio scorso. L’obiettivo è cercare di esterndere anche all’hinterland le limitazioni del capoluogo.

Tornando ai numeri, il dato più evidente è quello che riguarda le macchinette nei bar e nelle tabaccherie: nel capoluogo c’è stata una contrazione del loro utilizzo del -11,4%, diminuzione 11 volte superiore a quella della provincia, che si attesta al -1%. Diminuzione del -7,8% anche della raccolta su Grata&Vinci (19,7 milioni). Anche il boom delle Vlt che ha interessato il territorio provinciale con una crescita vicina al 6%, a Bergamo non c’è stato, e l’incremento è solo dell’1%. Crescono le scommesse sportive, ma di una percentuale (+22,8%) pari alla metà della crescita registrata in provincia di Bergamo (41,8%).

La crescita della spesa per il gioco d’azzardo lecito a Bergamo è inferiore a quella della provincia di Bergamo e di Regione Lombardia (4% nel capoluogo rispetto al +7,8% del dato provinciale, al +6% del dato regionale): in Lombardia nel 2016 si sono giocati 17,5 miliardi di euro, nella provincia di Bergamo 1,95 miliardi, nel capoluogo 317milioni. «I dati - commenta Gori - si inscrivono in un quadro nazionale nel quale il consumo di gioco è cresciuto nel 2016 del 7%. Non dimentichiamo che il regolamento del Comune di Bergamo è stato varato solamente nel luglio scorso: i numeri che presentiamo sarebbero quindi ancor più significativi, visto che le limitazioni che abbiamo proposto coprono un arco di soli cinque mesi e mezzo».