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Una sfida alle incertezze economiche

Il giovane rettore vuole un’università al passo con i tempi

— BERGAMO —
UN RETTORE che avverte il lato “sociale” della formazione universitaria, quel diritto allo studio accessibile a tutti, a prescindere dallo status sociale. Un’a...
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2009-09-26
— BERGAMO —
UN RETTORE che avverte il lato “sociale” della formazione universitaria, quel diritto allo studio accessibile a tutti, a prescindere dallo status sociale. Un’attenzione forse scontata in altri tempi, ma che nei prossimi decenni potrebbe anche venir meno di fronte a tagli alle universita’ statali propedeutici alla riforma in senso privatistico degli atenei con l’arrivo dei privati. Stefano Paleari, 44 anni, neo rettore della Università degli studi di Bergamo (che lunedì festeggerà in pompa magna i 40 anni dalla fondazione), dal 1° ottobre guiderà l’ateneo orobico in un periodo non facile. Come per gli altri rettori (oggi ancora funzionari pubblici, domani forse top manager di enti di diritto privato o di fondazioni), la sfida di Paleari sarà quella di garantire elevati servizi e piani didattici per gli allievi e per i docenti, nonostante tagli statali che si aggirano intorno al 20% e nonostante una quasi cronica incertezza di programmazione.
È vero che ad oggi l’Ateneo non sa ancora su quante risorse potrà contare per il 2009?
«Confermo. E lo stesso vale per il 2010. Un’incertezza che blocca chi voglia fare una programmazione di qualità».
E poi ci sono i tagli ministeriali... «Che la spesa pubblica vada razionalizzata e resa efficiente, è chiaro. Quello che non si comprende è la modalità. Indiscriminata. Che penalizza anche gli atenei virtuosi come quello bergamasco. Si vuol colpire la spesa per il personale? Ma noi siamo ben al di sotto del tetto di legge. Di più è incomprimibile».
Come vede il disegno di legge di riforma?
«Come funzionario pubblico, accetterò le decisioni del legislatore. Però vorremmo capire dove questa riforma porterà gli atenei e l’istruzione universitaria. Verso una nuova natura giuridica? Verso l’ingresso massiccio e necessario del privato? E con quali obiettivi? E con quali ricadute sulla capacità di un Paese di preparare la nuova classe dirigenziale di formazione universitaria?».
Questo quando i Paesi Ue e quelli emergenti (leggi Cina e India), investono risorse pubbliche in formazione...
«L’Italia già investe meno rispetto a Francia e Germania, in formazione universitaria. I tagli aumentano allontanano il divario. La vera sfida è quella di stare al passo con Sistemi-Paese che vanno invece in direzione opposta alla nostra».
Il privato potrebbe sopperire ai minori trasferimenti statali.
«Sì, ma con quale ruolo e con quale prezzo per l’autonomia?»
Un’altro tema forte è il libero accesso al diritto allo studio. In una società che vedrà sempre più una polarizzazione dei redditi, pochi ricchi e fasce povere più ampie, non c’è il rischio che l’università di massa come l’abbiamo conosciuta degli ultimi 40 anni scompaia?
«Nel breve periodo, gli atenei possono ancora andare incontro agli iscritti con alle spalle situazioni familiari difficili. L’ateneo bergamasco ne ha dato prova quest’anno con l’accordo che ha permesso di render meno onerose le tasse di iscrizione per studenti che hanno genitori in difficoltà lavorative. Il problema si porrà invece nel lungo periodo. Anche qui occorre porsi la domanda: vogliamo veramente una università elitaria? L’Italia può permettersi di cedere il passo nella formazione universitaria?»
Crisi e contrazione occupazionale: quali ricadute sulle figure professionali che escono dagli atenei?
«Ben poche visto che l’attuale ristrutturazione del comparto manifatturiero interessa piu’ che altro figure impiegatizie o di manodopera pura. La forte espansione del terziario richiede figure professionali su cui il nostro ateneo è gia in prima linea. Credo invece che gli atenei debbano avere un ruolo strategico anche nella formazione continua».
Giuseppe Purcaro









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