Bergamo, 12 luglio 2017 - Traffico illecito di rifiuti provenienti dalla Campania. È partita dal Bresciano ed è arrivata in Bergamasca l’indagine svolta dai carabinieri del Noe di Milano che ha portato ieri a due arresti e a 26 indagati a piede libero, tra cui il sindaco di Vobarno Giuseppe Lancini, proprietario della Trailer di Rezzato (Brescia). In manette P.B., 46 anni, amministratore unico delle società B&B srl di Torre Pallavicina (Bergamo) e della Bps srl di Abbadia Lariana (Lecco) e G.E., 60 anni, capo impianto della società Aral spa di Castelceriolo (partecipata al 100% della Provincia di Alessandria), mentre D.S., 63 anni, broker della società Ecosavona spa, è stato colpito dalla misura interdittiva del divieto temporaneo totale di esercitare uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per 12 mesi.

A dare esecuzione alle ordinanze, i carabinieri del Gruppo per la tutela dell’ambiente di Milano, in Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Lazio e Campania. Secondo quanto accertato dall’indagine, coordinata dalla Dda di Brescia, le persone indagate appartenevano a un’organizzazione criminale frutto di una joint venture tra aziende private e pubbliche, che di fatto avrebbero invertito la rotta illegale dei rifiuti, portando allo smaltimento in Lombardia e Piemonte di circa 100mila tonnellate di ecoballe provenienti dalla Campania. L’inchiesta ha preso il via nell’ottobre 2014 in seguito all’incendio scoppiato all’interno del capannone della Trailer spa di Rezzato, nel Bresciano. Le prime analisi del Noe avevano fatto emergere come, dentro all’impianto, fossero state illecitamente messe in riserva oltre mille tonnellate di rifiuti solidi urbani provenienti da impianti campani. I successivi accertamenti avevano evidenziato l’esistenza di un’organizzazione, composta da soggetti operanti nel settore dei rifiuti, che li smaltivano in maniera illecita.Gli indagati ritiravano ingenti quantità di rifiuti speciali non pericolosi prodotti dal trattamento meccanico provenienti da stabilimenti di Napoli, Roma e La Spezia. Successivamente, attraverso fittizie operazioni di recupero e trattamento, li smaltivano in termoutilizzatori, con la complicità di alcuni soggetti interni alle aziende A2A Ambiente di Brescia, Lomellina Energia di Parona Lomellina, Aral ed Ecosavona. Il trasferimento dei rifiuti avveniva invece su autotreni, tra cui quelli dell’Autotrasporti Luterotti di Brescia. Le condotte illecite avrebbero consentito guadagni per 10 milioni. A2A Ambiente si è detta «certa di avere sempre agito nel rispetto di tutte le disposizioni di legge e delle prescrizioni autorizzative» e ha offerto «massima disponibilità alla magistratura, confidando che la propria estraneità ai reati ipotizzati sia riconosciuta quanto prima possibile».