Bergamo, 17 luglio 2017 - "Guardi, la temperatura è insopportabile da almeno una settimana. Nelle aule, con la toga addosso, non si resiste, manca il respiro, vieni attanagliato da un calore che ti lascia senza fiato. Rischi di stare male, so di colleghi che, mentre erano in attesa del loro processo, sono dovuti correre in bagno per gettarsi dell’acqua sul viso e riprendersi. In queste condizioni è difficilissimo essere lucidi e discutere un processo". Le parole di un avvocato del Foro di Bergamo fotografano la situazione in cui versa da una settimana il palazzo di giustizia di via Borfuro, dove si celebrano i processi e dove hanno gli uffici i giudici, invaso ogni giorno da centinaia di persone, a causa della rottura dell’impianto dell’aria condizionata.

Da lunedì 10 luglio, infatti, sono bruciati i motori e da allora nei locali si muore dal caldo. La scena più frequente è stata quella di magistrati, avvocati, cancellieri, boccheggianti e “armati” di ventaglio. Qualche giudice ha portato da casa un ventilatore e così hanno fatto diversi impiegati amministrativi. Le finestre e le porte dei corridoi e degli uffici in questi giorni sono rimasti spalancati. La situazione, è proprio il caso di dirlo, è “bollente”. I commenti di chi frequenta l’edificio di via Borfuro sono tutti di questo tenore: "Lavorare senza aria condizionata è una follia. Il termometro segna oltre 30 gradi, non ce la facciamo più". La speranza è che l’impianto venga riparato in tempi brevi, oppure sostituito. Ma non vi è nessuna certezza, anche per i costi elevati che ciò comporta. Tutti prendono come esempio l’ascensore in fondo al corridoio centrale, quello che porta alle aule delle udienze preliminari, che è tornato in funzione da circa due settimane, dopo che era rimasto fermo per diversi mesi a causa di un guasto.