Bergamo, 29 marzo 2017 - È stato fissato al 30 giugno davanti alla Corte d'assise d'appello di Brescia il processo a carico di Massimo Bassetti, condannato l'1 luglio 2016 all'ergastolo in primo grado per la morte della tredicenne di Brembate Yara Gambirasio. La Corte d'assise d'appello sarà presieduta da Enrico Fischetti, a latere il consigliere Massimo Vacchiano. Il muratore di Mapello si è sempre professato innocente, si trova in carcere dal 16 giugno 2014. 

"Non ci è ancora stato notificato nulla, in un Paese normale la difesa dovrebbe essere avvisata prima della stampa, ma l'Italia non è un Paese normale". È il commento di Claudio Salvagni, legale di Massimo Bossetti, alla notizia che l'appello per il muratore di Mapello, condannato all'ergastolo in primo grado nel luglio scorso per la morte di Yara Gambirasio, è stato fissato per il 30 giugno a Brescia.

I legali di Bossetti, nel processo d'appello, contesteranno, come hanno sempre fatto nel processo di primo grado, la validità della prova ritenuta fondamentale per i giudici di primo grado: il Dna trovato sugli slip di Yara che gli esperti hanno stabilito essere di Bossetti. In particolare la difesa di Bossetti insisterà soprattutto nella richiesta di una perizia sul Dna trovato sul leggins di Yara e che gli esperti hanno attribuito al muratore di Mapello, ma solleciterà anche  accertamenti sulle fibre dei sedili del furgone dell'uomo ritenuti "compatibili" con quelle trovate sul corpo della vittima.  Perizie che non sono state disposte nel processo di primo grado che ha visto condannato all'ergastolo Bossetti ma "ineludibili per l'accertamento della verità", come spiegato da uno degli avvocati del muratore di Mapello, Claudio Salvagni.

Si riproporrà anche il tema del Dna mitocondriale che non le indagini non hanno attribuito a nessuno, mentre quello nucleare è certamente di Bossetti, per gli esperti. Una questione che è stata risolta "sbrigativamente", secondo il legale, quando i giudici di Bergamo hanno scritto che tutti i consulenti "hanno chiarito che il Dna mitocondriale non individua un singolo individuo ma l'intera linea materlineare" e "avendo disposizione il Dna nucleare, la ricerca a fini identificativi è inutile". Dall'altro lato anche il pm di Bergamo Letizia Ruggeri ha impugnato la sentenza ma solo per la parte in cui Bossetti era stato assolto dall'accusa di calunnia ai danni di un suo collega, verso il quale avrebbe cercato di sviare le indagini.